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Ebola, tangenti in cambio di cadaveri

Tragedia nella tragedia, terrore nel terrore. L’ultima drammatica cronaca degli effetti collaterali causati dall’epidemia di Ebola in Africa occidentale arriva dalla Liberia. E riguarda non solo gente comune, ma anche quelle persone arruolate per far fronte alla crisi, ovvero gli operatori sanitari a cui è assegnato il pericoloso, quanto difficile, compito di individuare le persone uccise dal virus, raccoglierne i cadaveri e portarli laddove le autorità devono procedere alla cremazione. Una prassi necessaria visto che i portatori di Ebola possono rappresentare dei rischi anche quando sono deceduti, i loro cadaveri possono esser vettori e trasmettitori della malattia anche quando il corpo si svuota dell’anima.

Ebbene, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, diverse squadre inviate per recuperare i corpi dei morti intascherebbero tangenti dalle famiglie dei defunti in cambio dei cadaveri dei loro cari. Gli operatori sanitari in sostanza vengono pagati per emettere certificati di avvenuto decesso dovuto però a causa non legate ad Ebola, in modo che i parenti delle vittime non siano obbligati a consegnare i corpi come prevedono le misure di emergenza introdotte per rispondere alla crisi. In questo modo, anziché consegnare i corpi e procedere a cremazioni, talvolta di gruppo, i familiari possono darne regolare sepoltura dopo aver osservato tutti i riti funebri previsti delle religioni animiste, o di altro tipo, osservate dalle popolazioni locali.

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Una notizia che desta enorme preoccupazione visto che i funerali liberiani, in genere prevedono che il corpo del defunto venga lavato e quindi tenuto in mostra per una veglia che può durare anche diversi giorni, nel corso dei quali parenti e amici baciano il cadavere prima che questo venga sepolto. Un volontario di nome Vincent Chounse ha raccontato di aver assistito più volte alle trattative tra gli operatori e le famiglie dei defunti, che avvengono nella periferia di Monrovia. «Solitamente – riferisce al Journal – gli operatori dicono di essere in grado di dare loro un documento del ministero della Salute nel quale si certifica che non si trattava di Ebola». Il tutto per mazzette che variano dai 40 dollari, a volte di 50 dollari. Tanto vale il prezzo della tutela della salute di un popolo già martoriato, e che la povertà e la corruzione locale rischiano di far sprofondare un baratro di tragedia umana devastante. Non solo perché in questo modo si rischia di minare lo sforzo internazionale per fermare l’epidemia, me perché a rischio c’è tutta la regione del West Africa che, nello scenario peggiore dipinto dalle autorità della Banca mondiale, rischia di pagare per questa crisi un prezzo di oltre 32 miliardi di dollari in meno di due anni.

FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK la stampa.it