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Scandalo Sanità in Campania, ma non è tutto da buttare

La salute è tema sensibile. E lo è altrettanto la sanità pubblica. Sul caso dell’ex ministro De Lorenzo esplose la Tangentopoli napoletana, emozionando profondamente l’opinione pubblica. Sulla sanità si è snodato per anni il complesso rapporto tra Antonio Bassolino e Ciriaco De Mita. Sul risanamento sanitario ha puntato Stefano Caldoro (e su questo le opposizioni spesso lo attaccano). La materia non è mai pacifica.

Neppure oggi, che la Procura di Napoli mette sotto inchiesta manager privati, medici, amministratori pubblici, proponendo scenari da brivido: appalti manipolati, farmaci sperimentali avventurosamente somministrati ai malati, ospedalieri corrotti, eccetera. Tutto già visto, si dirà. Sebbene l’ennesimo scandalo sia in fase istruttoria e dunque privo di ogni verità processuale, c’è da scommettere che l’opinione pubblica l’avrà già assunto come un dato di fatto. Alzi la mano chi è disposto a mettere in dubbio quel sistema di interessi impropri e inefficienza per il quale, da tempo, la categoria di sanità è diventata semplicemente malasanità. Malasanità italiana, se vista in un quadro internazionale. Meridionale, se vista in un quadro nazionale. Ma la percezione pubblica non sempre è attendibile.

Una recente classifica stilata da Bloomberg, per esempio, mette la sanità italiana al terzo posto nel mondo. Ben prima della Francia (ottava), del Regno Unito (decimo) e della Germania (ventitreesima). Dai servizi di prevenzione alle cure, dall’investimento pubblico ai risultati epidemiologici, il nostro sistema appare tra i più efficienti. Evidenze costruite sui dati del Fondo Monetario Internazionale e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e tuttavia, assai probabilmente, evidenze tra le meno condivise dall’opinione pubblica. In particolare nel Mezzogiorno. Lo studio di Bloomberg, peraltro, non smentisce le molte inchieste giudiziarie che continuano a investire il settore.

Quanto a corruzione, il nostro paese si colloca al primo posto in Europa. Nel 2013, calcola Bloomberg, 6-8 miliardi della spesa sanitaria italiana sono finiti nel buco nero dell’illegalità. Il che significa però che, se pure venisse accertata da una corte di giustizia, la storiaccia ipotizzata dalla Procura di Napoli non smentirebbe un quadro ricco di luci, oltre che di ombre. Da migliorare e controllare, non da demonizzare. Abbandonarsi a generalizzazioni improprie è comprensibile, quando è in gioco la salute, ma non porta lontano. Un atteggiamento di sfiducia può essere utilizzato politicamente (ed è capitato, ora a destra, ora a sinistra) ma non sembra rafforzare lo spirito pubblico e le sue capacità critiche. La strada della legalità e delle riforme ha bisogno di realtà, più che di leggende nere.

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