Federazione Sindacati Indipendenti

Stipendi al Palo, il bonus di 80 euro mangiato dalle tasse locali

Sono circa 2 miliardi le risorse da trovare per il rinnovo del contratto del pubblico impiego ma il governo per il 2015 non è in grado di trovarli. Nulla di fatto per gli aumenti retributivi al tavolo di trattativa ra il governo e i sindacati. Il ministro Madia si è limitata a dire che «nessun statale perderà il posto per effetto della riorganizzazione» e che c’è l’impegno ad «assumere vincitori di concorso e precari della scuola». Insoddisfatti i sindacati, si continua a dire che gli 80 euro compensano i contratti».

Ma mentre i salari si asciugano e il bonus da 80 euro ha fatto tirare un sospiro di sollievo solo a un terzo delle famiglie, le imposte corrono.

L’aspetto più evidente è l’esplosione delle tasse locali: in tre anni, dal 2010 al 2013 infatti addizionali regionali e comunali sono lievitate del 33,4%. A fronte del maggior onere a livello locale non c’è stata una diminuzione della tassazione statale. La pressione fiscale sulle famiglie è passata dal 30,8% del 2010 al 31,1% del 2014. Le addizionali (regionali e comunali) sono salite soprattutto tra 2012 e 2013, in corrispondenza dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa ma non sono scese quando è stata reintrodotta la tassazione sulle abitazioni principali che, in alcuni casi, significa «un aumento rispetto al passato». All’aumento delle imposte locali, non corrisponde una pari riduzione di quelle erariali.

Piuttosto c’è stato uno spostamento dell’onere dal reddito ai consumi in controtendenza rispetto all’obiettivo, indicato dai governi da quando è cominciata la crisi, di rilanciare la spesa familiare.

L’incidenza dell’Irpef è passata dal 20,35% al 19,3%, quella di Iva e accise dal 9% del 2010 al 10,1% del 2014. Di conseguenza la pressione fiscale sulle famiglie è passata dal 30,8% nel 2010 al 31,1% nel 2014. Il bonus da 80 euro appare davvero una goccia nel deserto; a beneficiarne sono state solo 8,6 milioni di famiglie, un terzo del totale, per un importo medio di 683 euro. Inoltre pensionati, lavoratori autonomi e a bassissimo reddito sono stati tagliati fuori dal bonus. Il bonus e gli aumenti di detrazioni per familiari e per lavoro dipendente, oltre alle agevolazioni per ristrutturazioni e risparmio energetico intervenuti dal 2010, sono stati mangiati dall’aumento di Iva, accise e addizionali Irpef. Solo le famiglie dei lavoratori dipendenti conservano un piccolo beneficio.

A poco vale quindi se, come rileva la Cisl, il peso dell’Irpef sul reddito 2013 è sceso del 2% circa. Nel triennio 2010-2013 i redditi reali hanno perso il 4,19%, e i consumi sono andati giù dell’11%. Il reddito disponibile è sceso del 4,7%.
Laura Della Pasqua