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Antibiotici, la resistenza ai farmaci diventa minaccia

Tuttavia – osservano – l’introduzione nella pratica clinica di nuove molecole antibiotiche è stata sempre puntualmente seguita dalla comparsa di nuovi meccanismi di resistenza che li rendono inefficaci. Anche a causa del rallentamento nella ricerca di nuovi antibiotici che si è verificato negli ultimi anni oggi non è raro isolare ceppi batterici resistenti a quasi tutti, se non tutti, gli antibiotici che abbiamo a disposizione, che causano infezioni molto difficili da trattare”.

“Tutto questo comporta un incremento dei costi delle terapie (la spesa per antibiotici in Italia è di circa 1 mld di euro a fronte di una spesa farmaceutica complessiva di 26 mld di Euro), un aumento nella durata della malattia e dell’ospedalizzazione e, nei casi più gravi, un aumento della mortalità correlata alle infezioni. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel rapporto globale sulla resistenza agli antibiotici recentemente pubblicato, ha definito il fenomeno come una crescente minaccia per la salute pubblica mondiale e, nell’introduzione al documento, afferma che “un’era post-antibiotica in cui anche infezioni comuni possono essere mortali, lungi dall’essere una fantasia apocalittica, è una possibilità molto concreta per il 21mo secolo”. Questa progressiva riduzione dell’efficacia di molti antibiotici in commercio, si deve sostanzialmente “a fenomeni sempre più complessi di comorbilità e, non da meno, dalla continua evoluzione di molti batteri, il cui dna e le potenzialità infettive per la salute umana continuano a mutare”.

Occorre pertanto agire su un duplice binario, spiegano i microbiologi clinici: “da un lato proseguire nella ricerca e nello studio delle nuove forme batteriche che si manifestano con crescente frequenza e, dall’altro, ottimizzare la collaborazione tra le diverse figure professionali che nell’Unita’ ospedaliera possono concorrere alla migliore diagnosi dell’infezione e disegnare la strategia antibiotica effettivamente più efficace”.

Secondo alcune stime, per lo studio, la fase di sperimentazione e la conseguente autorizzazione alla messa in circolazione di un nuovo antibiotico, si stima occorrano circa 1 miliardo di euro ed oltre 10 anni di lavoro. Avverte Gian Maria Rossolini, Coordinatore del Comitato di Studio per gli Antimicrobici dell’Amcli: ”Per scongiurare il ritorno a un’era pre-antibiotica, è necessario un impegno globale e un approccio multidisciplinare basato sulla sorveglianza del fenomeno, sull’uso migliore degli antibiotici che abbiamo a disposizione (antibiotic stewardship). E ancora, sul controllo più efficace della diffusione dei ceppi antibiotico-resistenti (infection control) e sulla ricerca di nuovi antibiotici e di nuove strategie terapeutiche e preventive
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