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Draghi: euro irreversibile ma la Bce non può obbligare nessuno a restarci

«L’euro è irreversibile e la Bce farà tutto quel che serve, nell’ambito del suo mandato, per preservarlo. Comunque la Bce non ha alcun potere legislativo per obbligare i Paesi membri a stare nell’euro o a lasciarlo». Lo ha sottolineato il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in un’audizione alla commissione affari economici del Parlamento europeo, rispondendo alla domanda di un eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Marco Zanni.

L’Eurotower, ha aggiunto Draghi parlando di politica monetaria, «è unanime nel sostenere possibili misure addizionali non convenzionali» per rilanciare il credito nell’Eurozona che potranno «cambiare ulteriormente la quantità e la composizione dei conti del sistema dell’euro», misure che «potrebbero includere l’acquisto di bond sovrani». Un’apertura esplicita dunque al Quantitative easing, cioè l’acquisto massiccio di titoli di Stato per tenere bassi i tassi d’interesse a lungo termine e far ripartire il credito.

Quanto ai rischi per l’economia dell’Eurozona, sono sempre al ribasso. «Lo slancio di crescita della zona euro si è indebolito durante l’estate, le recenti stime sono state riviste al ribasso, e la ripresa è messa a rischio da disoccupazione alta, capacità produttiva inutilizzata e necessari aggiustamenti di bilancio», ha detto Draghi, includendo tra i fattori negativi «rischi geopolitici che minano la fiducia e progressi insufficienti nelle riforme strutturali». La Bce tuttavia continua a prevedere «una moderata ripresa nel 2015 e 2016» e un «graduale miglioramento» del mercato del credito.

«Primi effetti del piano di acquisti»
Draghi ha aggiunto che la Bce comincia a vedere i primi segnali del fatto che «il nostro pacchetto di misure sta dando effetti tangibili: dall’inizio di giugno i tassi sul mercato monetario hanno mostrato un forte declino. Ci serve però più tempo per vederli materializzare pienamente». Il riferimento è al piano di acquisto di covered bond e Abs,che sta partendo in questi giorni, oltre che ai finanziamenti a lungo termine alle banche a tassi quasi a zero, il cui secondo ciclo è previsto il 10 e 11 dicembre dopo un debutto in sordina a settembre.

Grecia, no a un’altra ristrutturazione del debito
Draghi si è anche espresso sulla situazione della Grecia, su sollecitazione di un eurodeputato ellenico, il quale sosteneva che il prossimo anno il suo Paese deve restituire 10 miliardi di euro alla Bce, e per questo chiedeva se non fosse possibile pagarne solo 6 e usare gli altri 4 miliardi per politiche sociali. «Quindi, in definitiva lei sta chiedendo se non si debba fare una ristrutturazione del debito – gli ha fatto osservare Draghi -: non pensiamo che sia la cosa giusta da fare, non pensiamo che sia necessario e non pensiamo che sarebbe utile». La Grecia, ha ricordato Draghi, è il Paese dell’Eurozona che è cresciuto di più nel terzo trimestre, grazie alle riforme. Deve dunque proseguire su quella strada.

Mersch frena sul Quantitative easing
Prima di Draghi, a raffreddare le prospettive di un imminente piano di acquisto di titoli di Stato ci aveva pensato però Yves Mersch, il lussemburghese membro del Comitato esecutivo della Bce. «È da meno di un mese – ha detto – che abbiamo cominciato a comprare covered bond. Con gli asset-backed-securities, stiamo iniziando proprio adesso. È essenziale aspettare per vedere come si sviluppano questi programmi» prima di procedere. Mersch ha inoltre messo in guardia dal confrontare la Bce con la Federal Reserve, una banca centrale che in tempo di crisi ha utilizzato come principale strumento della politica monetaria l’acquisto di bond pubblici. L’economia europea si finanzia considerevolmente attraverso il settore bancario e meno attraverso il mercato dei capitali, diversamente dalla Fed, ha concluso Mersch.

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