Federazione Sindacati Indipendenti

Jobs act, primo sì al nuovo articolo 18

ROMA- Esclusa dai licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione nel posto di lavoro, sostituita da un indennizzo economico «certo e crescente» con l’anzianità di servizio. Il reintegro resta per i licenziamenti nulli e discriminatori e per «specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato», con la previsione di «termini certi per l’impugnazione del licenziamento».

Lo prevede l’emendamento al Ddl delega Jobs act riformulato dal governo e approvato ieri sera dalla commissione Lavoro alla Camera, che modifica la disciplina dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, riformato nel 2012 dalla legge 92, per i nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti che debutteranno all’inizio del 2015. «Quando la cortina fumogena del dibattito ideologico si abbasserà – ha commentato il presidente del consiglio, Matteo Renzi sulle e-news – vedrete che in molti guarderanno al Jobs act per quello che è: un provvedimento che non toglie diritti, ma toglie solo alibi. Toglie alibi ai sindacati, alle imprese, ai politici».

In commissione Lavoro alla prova del voto, ieri ha retto la mediazione raggiunta all’interno del Pd – decisivo avendo 21 dei 45 deputati – dal presidente della commissione e relatore, Cesare Damiano e dal capogruppo Roberto Speranza, con il Governo, su un accordo che è stato oggetto di verifiche con gli alleati del Ncd e di Sc. Mentre i gruppi di opposizione in serata hanno abbandonato i lavori per protesta, dopo aver votato contro l’emendamento sull’articolo 18. Quella votata è solo la cornice entro la quale declinare le modifiche sulla disciplina dei licenziamenti che arriveranno con il decreto delegato sui contratti a tutele crescenti, che è quasi pronto e nei piani del Governo sarà operativo ad inizio gennaio per consentire alle imprese che assumono con la nuova tipologia contrattuale di beneficiare delle decontribuzione prevista dalla legge di stabilità.

Tra gli altri emendamenti che sono stati riformulati dal Governo, spicca il chiarimento della norma sulla revisione dei controlli a distanza che, ora, vengono circoscritti agli «impianti» e agli «strumenti di lavoro». L’obiettivo è quello di aggiornare l’attuale articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, datato 1970. In pratica, si potranno sottoporre a controllo la catena di montaggio, ma anche pc e telefonini aziendali. Oggi per far scattare il controllo a distanza «serve un accordo sindacale, e se non si raggiunge, si deve passare per l’ispettorato del lavoro – spiega il professor Roberto Pessi (Università Luiss, Roma) -. Una procedura che dovrà essere resa più flessibile. Certo bisognerà vedere come sarà scritto il decreto delegato che, in ogni caso, si dovrà coordinare pure con gli indirizzi forniti in questi anni dal Garante della privacy».

Da segnalare altre due riformulazioni del governo: con la prima si conferma il «superamento» delle collaborazioni coordinate e continuative. Con la seconda si interviene sui tempi per far entrare in vigore subito le nuove norme contenute nella delega lavoro e nei decreti attuativi. In sostanza il Governo rinuncia alla cosiddetta “vacatio legis”: cioè, i provvedimenti entreranno subito vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, e non dopo la vacatio dei 15 giorni. Gli almeno 5 decreti delegati verranno emanati al più presto e, dopo i 30 giorni previsti per il parere (non vincolante) del Parlamento, potranno entrare immediatamente in vigore. Inoltre il Governo ha riformulato anche l’emendamento a firma Polverini-Calabria (Fi) specificando che saranno rafforzati gli strumenti per favorire l’alternanza tra scuola e lavoro.

La commissione si prevede che concluderà il voto degli emendamenti entro domani, mentre venerdì il testo del Ddl delega arriverà in Aula per essere licenziato entro mercoledì 26 novembre, come stabilito dalla stessa Camera.
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