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Il sistema degli incentivi non assicura lavoro a tempo indeterminato

Per la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro il sistema di incentivi per l’occupazione a termine non crea occupazione a tempo indeterminato: allo scadere degli stessi il più delle volte cessano anche i rapporti di lavoro.

E’ quanto emerge dall’analisi dei dati elaborati da Reforming.it, per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, relativi all’andamento del mercato del lavoro, per cercare di comprendere la reale esigenza delle imprese di incrementare il personale dipendente. Il risultato finale rilevante è che, il lavoro a tempo determinato fa mantenere la soglia positiva del rapporto assunzioni/cessazioni di lavoro: una certezza normativa, di diritti e doveri, che nel mondo del lavoro prevale su quella degli incentivi.

La Fondazione Studi nell’approfondimento del 10 dicembre 2014, ha analizzato i dati (elaborati trimestralmente) che abbracciano un periodo che va dal 2011 al 2° semestre 2014, e ne analizza nel dettaglio l’andamento per i vari tipi di contratti di lavoro:

– Lavoro a tempo indeterminato: il saldo negativo è costante e, se si considera l’intero periodo, le cessazioni di rapporti di lavoro superano le assunzioni per quasi 1.280.000 unità in valore assoluto. L’eliminazione delle agevolazioni della legge n. 407/90 aggraverà sicuramente la situazione riguardante le assunzioni e questo perché il nuovo contratto a tutele crescenti, essendo limitato ad una sola annualità, aumenterà il saldo negativo in quelle successive.

– Lavoro a tempo determinato: è il contrattopiù diffuso e questo dipende sicuramente dalla tutela normativa che le stesse riservano alle aziende. Il restyling normativo che il contratto a termine ha subito nel tempo, concede ai datori di lavoro la certezza che osservando le regole, diminuisca l’ipotesi di contenzioso con il dipendente all’atto della cessazione del rapporto di lavoro.

– Apprendistato: il contratto di apprendistato registra valori di crescita a saldo positivo, anche se non ha raggiunto ancora, come nel resto dell’Europa, quei livelli tali da considerarlo la porta di ingresso nel mondo del lavoro. Il problema sembrerebbe dovuto dall’autonomia concessa alle singole Regioni nel legiferare su elementi determinanti del contratto di apprendistato. In effetti, il sistema di norme, differenti da Regione a Regione, scoraggerebbe le imprese ad assumere apprendisti.

– Collaborazione: la collaborazione resta una forma di lavoro eccezionale per i datori di lavoro e spesso è riferita a prestazioni di soggetti con spiccate professionalità e per attività diverse da quelle esercitate dall’impresa.

– “Altro”: ambito in cui rientrano tutte le casistiche non analizzate in precedenza, come le assunzioni per lavoro intermittente, il lavoro accessorio e così via. Il saldo di tale contrattazione è positivo ed è dovuto al ricorso eccezionale e per un tempo relativamente breve di tali forme contrattuali.

A cura della Redazione ipsoa.it