Federazione Sindacati Indipendenti

Stangata seconde case, Roma e Milano le più care

Sarà un Natale amaro per proprietari di seconde case, negozianti e artigiani. Domani il fisco chiama alla cassa per il saldo di Imu e Tasi, che ha tutti connotati di una vera e propria stangata. In media oltre 1.500 euro ad abitazione nella grandi città, ancora peggio per chi ha una casa in località di villeggiatura, informa la Uil, Servizio politiche del territorio. E non va meglio per chi possiede negozi e botteghe, dove secondo le elaborazioni della Cgia di Mestre, prosegue lo stillicidio fiscale che dal 2011 ha fatto lievitare il prelievo del 140%. Dando il colpo di grazia a un settore già stritolato dal crollo dei consumi. Gli aumenti sono l’effetto combinato di più fattori. Se l’aliquota della vecchia Ici oscillava tra il 3 e il 7 per mille ora con l’Imu sommata alla Tasi (introdotta sulle seconde case dal 40% dei Comuni) si arriva al 10,6. O addirittura all’11,4 dove, come a Roma e Milano, si è deciso di far gravare l’addizionale dello 0,8 solo sulle seconde abitazioni per finanziare le detrazioni sulle prime. Stessa cosa in luoghi celebri di villeggiatura, come Positano, Capri, Sperlonga, dove i sindaci hanno preferito esentare i residenti-elettori randellando al massimo chi possiede la casa di vacanza.

Inoltre la aliquote più salate si applicano ad una base imponibile più alta. Infine l’Irpef, cancellata nel 2012, si deve nuovamente pagare dal 2013 sul 50% della rendita fondiaria.

Fatta la somma di questi fattori domani, secondo i calcoli della Uil, a Roma per un appartamento sfitto di 90 metri quadri, classificato in A2 (abitazione di tipo civile), si pagheranno in media 1.778 euro, a Milano 1.650, a Torino 1.540. La media nazionale è invece di 965 euro. Più bassa se l’appartamento è affittato. Per quelle a canone libero la Cgia calcola in tre anni un aumento della pressione fiscale del 150%, mentre l’aumento massimo di quelle a canone concordato sarebbe addirittura del 236%. Per negozi, alberghi e capannoni, invece, le tasse sono mediamente raddoppiate. In particolare sulle botteghe la stangata vola al più 140% e il 108% è l’aumento a carico dei laboratori artigiani. Un po’ meglio è andata per alberghi e capannoni commerciali, dove l’incremento si è fermato a due cifre (+96%).

Quest’anno un titolare di albergo sarà chiamato a pagare mediamente di Imu 11.885 euro, un supermercato 7.931 euro, mentre una grande fabbrica se la cava con 6.385 euro. Incongruenze di un fisco che, da questi numeri, sembrerebbe forte con i deboli e debole con i forti.

«Comunque –commenta il Presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani – l’aumento inarrestabile della tassazione su seconde case e attività economiche sta producendo effetti paradossali. Come quello di chi scoperchia appositamente i propri fabbricati, preferendo mandarli in malora piuttosto che pagare cifre insostenibili». E neanche a dire che il futuro si prospetti migliore. Il governo ha deciso di rinviare al 2016 la nuova local tax, che dovrebbe riunificare Imu e Tasi, portando però l’aliquota massima dal 10,6 al 12 per mille.

PAOLO RUSSO lastampa.it