Federazione Sindacati Indipendenti

Il lavoro diventa usa e getta, un posto su cinque solo per un giorno

EMPOLI. Cameriere di sala, cameriere addetto al catering e badante. E poi bracciante agricolo, colf e facchino. Al top delle qualifiche per avviamenti al lavoro nella provincia di Firenze ci sono proprio queste professioni. Oltre il 15% di coloro che si sono affacciati sul mondo del lavoro nel primo semestre di quest’anno lo hanno fatto sotto questa forma. Lavori poco professionalizzati, ma anche e soprattutto strutturalmente precari. Tanto che i dati pubblicati nel report dell’Osservatorio permanente del mercato del lavoro provinciale trovano un punto di contatto interessante con uno degli ultimi rapporti regionali sul lavoro, cioè la durata del rapporto di lavoro per i nuovi avviamenti: nell’Empolese Valdelsa, come d’altronde in altri territori toscani, più del 20% di questi è durato non più di un giorno.

Guardando ai grandi dati e ai flussi tendenziali, e quindi lasciando da parte i pochi singoli esempi virtuosi, ciò che è emerge con forza è che il lavoro nella zona sta prendendo sempre più la forma di una lametta da barba: l’impiego è usa e getta. «La realtà drammatica di questa fase, che molti in passato prefiguravano come quella in cui saremmo già dovuti essere fuori dalla crisi – attacca Rossano Rossi, segretario della Camera del lavoro di Empoli – è proprio questa. Si sta perdendo la professionalizzazione, specie per quanto riguarda i giovani, a favore della chiamata occasionale e del tutto estemporanea nel momento del bisogno. E’ un qualcosa su cui riflettere molto attentamente perché investe in pieno il futuro del nostro territorio». Parole queste che vengono confermate dai numeri nella loro crudezza. I dati provinciali – sui quali il circondario pesa intorno al 15-20% – parlano di 99mila avviamenti nei primi sei mesi dell’anno. Di questi poco meno di 75mila sono a tempo determinato (di cui 5.852 per lavoro occasionale, 5.460 co.co.co e co.co.pro e 5.077 sostituzioni), mentre 21mila a tempo indeterminato (anche se 9mila solo tra lavoro domestico e lavoro intermittente) e altri 3mila contratti di apprendistato.

Lo stesso alone negativo accompagna anche altri aspetti passati in rassegna dal report. A partire proprio dalle procedure di crisi aziendali aperte. Nell’Empolese Valdelsa l’incremento tra la prima parte del 2013 e lo stesso periodo del 2014 è stato del 22%: in tutto tra il gennaio e il giugno scorsi sono aperte 22 procedure di crisi. «E questa non è che una parte di quelle totali – continua Rossi – dal momento che spesso le crisi nelle aziende più piccole, quelle cioè sotto i quindici dipendenti, non vengono neanche prese in considerazione. Inoltre c’è da dire che, in base alle nostre risultanze, il vero e proprio boom è avvenuto nella seconda metà dell’anno a causa di un inasprimento delle difficoltà della aziende del territorio, ma soprattutto del peggioramento delle condizioni per la mobilità a partire da gennaio 2015».

E la situazione non migliora nemmeno passando ai numeri sulla cassa integrazione. Il confronto tra il primo semestre 2013 e quello 2014 fa registrare un aumento di circa un milione e mezzo di ore di cassa richieste a livello provinciale. Si passa, insomma, da 9 milioni e 200mila a 7 milioni e 800mila ore. Il grosso riguarda cassa integrazione straordinaria e in deroga (due terzi del totale), mentre marginali rimangono le richieste per cassa ordinaria. A questo proposito i settori più colpiti sono quello metalmeccanico e quello del commercio al dettaglio.

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