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Salto di qualità contro l’evasione

Il contrasto all’evasione fiscale è un obiettivo esplicitamente indicato dagli ultimi governi, senza che alle enunciazioni abbia fatto sempre seguito una strategia adeguata: infatti i governi Monti e Letta si sono mossi, forse inconsapevolmente, in continuità sostanziale con la tradizionale gestione del Fisco dei governi Berlusconi.

Solo con l’ultimo governo si intravedono i segni di una svolta, dopo che l’Agenzia delle entrate ha prospettato una linea di intervento, giusta e condivisibile, basata sull’uso consapevole delle banche dati e sul rapporto e il dialogo preventivo con i contribuenti, senza inutili accentuazioni repressive e in netta controtendenza con la gestione precedente. Ed è interessante osservare come anche il ministro Padoan si sia recentemente espresso a sostegno di questa strategia mentre in precedenza aveva dato l’impressione di volersi muovere in continuità di indirizzo e strategia con le precedenti gestioni.

Resta il fatto comunque che l’attuazione concreta della nuova linea implica il recupero di anni di ritardo per quanto riguarda lo sviluppo dell’informatica e delle banche dati, e comporta a medio termine una radicale trasformazione delle modalità di funzionamento attuali della amministrazione. Ciò richiederebbe un forte sostegno giorno dopo giorno dell’attività dell’Agenzia da parte del potere politico, cosa che non sembra avvenire in maniera adeguata, consapevole e tempestiva.

Analoghe contraddizioni si possono riscontrare nelle politiche fiscali concretamente seguite. Nella ultima legge di stabilità, per esempio, sono state inserite alcune norme ispirate ai risultati del Rapporto Nens del giugno scorso sul contrasto all’evasione fiscale, come quelle sul reverse charge, e sul versamento in tesoreria dell’Iva pagata dalla P.A. ai propri fornitori. Anche l’operazione di invio di comunicazioni ai contribuenti le cui dichiarazioni non risultano in linea con i risultati ricavabili dagli elenchi clienti-fornitori (chi sa perché ribattezzato spesometro) riprende una analoga iniziativa del 2007 relativa ai contribuenti non in regola con gli studi di settore, è coerente con la nuova strategia, e può ottenere dei risultati positivi, anche se – a rigore- una misura di questo genere non avrebbe dovuto rappresentare una fonte di copertura.
Tuttavia nel rapporto Nens esistono anche altre proposte di intervento, molto più incisive e con effetti imponenti, quantificabili e certi, che sono state ignorate e/o accantonate. Mi riferisco per esempio all’adozione dell’aliquota ordinaria dell’Iva per tutti gli scambi intermedi (cioè nei rapporti B to B) che avrebbe portato a un recupero di evasione di circa 10 miliardi secondo le stime Nens e ancora di più in base alle valutazioni del ministero.

Vi sono anche altre proposte di eguale impatto che progressivamente potrebbero essere introdotte. Alcuni hanno sottolineato la necessità, e la difficoltà, di ottenere delle autorizzazioni da Bruxelles per alcune proposte, altri le difficoltà organizzative poste da altre proposte. Sta di fatto comunque che, in presenza di proposte che possono portare decine di miliardi di recupero di evasione fiscale e di una ipotesi di strategia che sembra in grado di poter dimezzare l’evasione fiscale in Italia in alcuni anni, qualsiasi persona per bene e che avesse effettivamente a cuore gli obiettivi di legalità, trasparenza e onestà nella gestione del governo e della amministrazione non potrebbe non impegnarsi a fondo nel loro studio e approfondimento e nel loro sostegno in qualsiasi sede interna o europea. Il fatto che ciò non sia finora avvenuto suscita legittime preoccupazioni circa l’effettiva strategia del governo sulla lotta alla evasione. L’impressione è che il ridimensionamento dell’evasione di massa nel nostro Paese sia ancora una volta considerato un obiettivo troppo ambizioso (pericoloso?) per poter essere perseguito con determinazione.

Il problema è essenzialmente politico, anche se i risvolti etici sono evidenti: al di là della dialettica e a volte della contrapposizione tra Palazzo Chigi e via XX Settembre, il punto rilevante è che soltanto la piena assunzione da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze (che è l’istituzione che di fatto guida, o dovrebbe guidare, l’amministrazione)di una strategia di intervento organica potrà produrre risultati utili.

Se si continua a trascurare la necessità di un radicale miglioramento e modernizzazione delle banche dati e del sistema informatico, se non si riforma il sistema della riscossione coattiva, se manca il supporto politico alla struttura impegnata sul fronte, se si inviano a Bruxelles a trattare con la burocrazia comunitaria persone e strutture che non condividono o non sono convinte delle soluzioni che dovrebbero sostenere, se non si vogliono introdurre innovazioni normative e organizzative che possono essere decisive, ma tutto si riduce e riassume nella attivazione della delega fiscale, se si continua a lasciar diffondere la convinzione di punti di vista differenziati tra Tesoro e Presidenza del Consiglio, possiamo essere certi che non si andrà lontano.

il sole24ore.it
di Vincenzo Visco