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Assenze per malattia: come cambieranno le visite nel pubblico impiego

Sono passati solo tre giorni dallo scandalo dei vigili urbani di Roma – assenti all’80% durante il capodanno per causa di malattia o donazione di sangue – che già si parla di cambiare la disciplina e incrementare i controlli. Come avviene nei contratti di lavoro privato, anche nel settore pubblico l’Inps dovrebbe provvedere a garantire i controlli sui dipendenti pubblici assenti dal lavoro per malattia. L’Istituto di previdenza si sostituirà, quindi, nel lavoro attualmente affidato alle Asl. La nuova disciplina potrebbe prevedere il controllo solo dal terzo giorno di assenza, come già avviene nel settore privato. Inoltre, ci sarà un controllo informatico dei certificati presentati dai dipendenti. Sarà così previsto un sistema di data mining e un archivio dei certificati online di cui l’Inps avrà la gestione. In tal modo, le visite potrebbero essere più efficaci rispetto al sistema “Asl”.

Il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti (Sc) propone anche un’altra strategia per combattere l’assenteismo abusivo e il ricorso a medici compiacenti: la cosiddetta “franchigia retributiva”. Si tratterebbe di ridurre la retribuzione al dipendente nei primi giorni di assenza breve per malattia, compensandola con un aumento del salario medio, per via del risparmio che ne deriva per l’impresa. In questo modo si disincentiverebbe il ricorso facile alla malattia, anche per un banale raffreddore.

Sono circa 6 milioni all’anno i certificati di malattia presentati con una prognosi inferiore ai tre giorni che vengono firmati dai medici di famiglia su richiesta dei lavoratori pubblici e privati. È questa la fotografia scattata dal centro studi della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale.

“È un dato di fatto che la spesa per malattia nella pubblica amministrazione sia fuori controllo: solo nel 2013, il numero complessivo dei certificati di malattia è aumentato del 9% nel pubblico impiego mentre è rimasto praticamente invariato nel settore privato” ha stigmatizzato, dalle pagine del Sole 24 Ore di questa mattina, Federica Ferraroni, vice presidente dell’Aimpaf, l’Associazione italiana medicina previdenziale, assistenziale e fiscale.

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