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Città della Salute, nel server «blindato» le buste per l’appalto

È il più grande appalto pubblico europeo. In gioco ci sono 450 milioni di euro. E il tentativo di truccare la gara per aggiudicarsi i cantieri della Città della Salute ha già fatto finire in carcere, lo scorso maggio, gli uomini della Cupola degli appalti, guidata dai politici della Prima Repubblica Gianstefano Frigerio e Primo Greganti. Così negli ultimi giorni, con l’entrata nel vivo delle procedure per scegliere l’impresa vincitrice, sono scattate misure di sicurezza straordinarie contro la corruzione.

I documenti sono stati tutti digitalizzati. Per scaricare e custodire le offerte d’appalto delle sette cordate imprenditoriali che si contendono i lavori è stato creato un server blindato, connesso esclusivamente a una rete interna (intranet), accessibile solo dalle cinque postazioni utilizzate dai commissari, muniti di apposite credenziali. È una sorta di cassaforte informatica, costruita all’interno di Infrastrutture Lombarde, la holding del Pirellone che si occupa di edilizia sanitaria e che guida l’iter di aggiudicazione dell’opera. Il server è impostato in modo che nessuno riuscirà a fare copie delle offerte presentate, che non potranno essere portate fuori né viste da nessuno estraneo alla commissione di gara (i cui componenti, peraltro, sono stati estratti a sorte tra una lista di idonei, tranne per il responsabile, Guido Bonomelli, ingegnere di Infrastrutture).

Per la valutazione delle buste è previsto un sistema di lavoro collegiale: tutti i cinque componenti della commissione devono essere sempre presenti alle riunioni. Ogni contatto con il server è visibile.

Sembra un sistema copiato dalle procedure di sicurezza militare. Del resto, proprio nei prossimi giorni sarà sotto esame la parte amministrativa delle offerte di gara, dove dev’essere valutata la congruità dei requisiti delle imprese di costruzioni concorrenti, come solidità finanziaria, dotazione di personale sufficiente, assenza di precedenti penali. È uno dei passaggi più delicati dell’intera procedura di assegnazione dell’opera: basta che manchi uno solo dei titoli richiesti e la cordata imprenditoriale – che solo per partecipare alla gara ha investito centinaia di migliaia di euro nella stesura dei progetti – sarà esclusa.

Tutto all’insegna della riservatezza e della tracciabilità. In gara ci sono i colossi internazionali di opere pubbliche, alcuni già finiti nel mirino della Procure per tangenti. Resta in corsa la Maltauro, l’impresa al centro delle indagini sulla Cupola degli appalti e commissariata per i lavori delle Vie d’acqua di Expo. Concorre, poi, come capofila di una cordata, la Mantovani di Mestre-Venezia, l’impresa che si è già aggiudicata il contratto più grosso di Expo, quello della piastra espositiva (con un ribasso che stupì perfino l’ex governatore Roberto Formigoni) e coinvolta nell’inchiesta della Procura veneziana sul Mose. Le altre cinque capocordata sono la Pizzarotti di Parma, il Consorzio cooperative costruzioni (CCC) di Bologna, la Società italiana per condotte d’acqua di Roma, la Salini Impregilo di Milano e il Consorzio stabile Sis di Torino. Ai primi di febbraio saranno aperte, in seduta pubblica, le buste con il progetto preliminare.

Poi resterà da giudicare l’offerta economica. Il vincitore sarà proclamato, secondo le previsioni, ai primi di aprile.

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