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Inps, controlli a metà dei costi sul pubblico impiego

Tutto il potere all’Inps. Il governo accelera sulla riforma che, già a partire dal 2015, assegnerà all’Istituto di previdenza sociale il compito di effettuare i controlli sui lavoratori che si assentano per malattia.

L’organismo attualmente ha la competenza esclusiva sui dipendenti privati, ma un emendamento al Ddl Madia sulla Pa (scritto però direttamente da Palazzo Chigi e pronto per essere girato a Palazzo Vidoni) estenderà la sua influenza anche ai 3,2 milioni di statali togliendo le prerogative oggi affidate alle Asl.

Con buona pace delle Regioni che da sempre, su questo punto, fanno resistenza e non vogliono mollare l’osso della gestione dei medici al punto da aver rifiutato, un paio di anni fa, l’ipotesi di una collaborazione con l’Inps offerta ai governatori dall’allora presidente Antonio Mastrapasqua. Questa volta, però, il governo non vuole sentire ragioni e ieri sera Matteo Renzi («tanti bravissimi funzionari pubblici che lavorano con onore hanno il diritto di non essere infangati da furbetti e furbastri» ha ammonito il premier in una lettera indirizzata agli iscritti del Pd) ha parlato della strategia da mettere a punto nelle prossime settimane nel corso di un incontro con il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri. Non a caso, l’istituto ha fatto sapere di essere «pronto ad assumere i controlli sulle malattie nel pubblico impiego attualmente affidati alle Asl con una spesa pari alla metà di quella impiegata dalle strutture sanitarie». Ciò avverrebbe, ha spiegato una fonte, grazie a «un sistema di data mining e all’archivio dei certificati online di cui l’Istituto ha la gestione».

«L’Inps può attrezzarsi a effettuare i controlli» sui dipendenti pubblici che si assentano dal lavoro per malattia, ha confermato il commissario dell’Istituto, Tiziano Treu. «Non ho ancora avuto modo di verificare in modo specifico perché la notizia è arrivata anche a me da poco – ha proseguito Treu – ma considerato che lo facciamo per i privati possiamo attrezzarci e farlo anche per i lavoratori del pubblico». Sulla questione c’è un’analisi della commissione Affari sociali della Camera che ha ipotizzato lo spostamento del servizio con una riduzione del costo, appunto, della metà dai 70 milioni attuali a circa 35. Se l’ipotesi sarà concretizzata, come appare certo, si andrà verso una procedura uniforme sia per i dipendenti del settore privato, già controllati dall’Inps in caso di malattia, che quelli pubblici attualmente affidati alle cure delle Asl. Nascerebbe dunque un «Polo unico di medicina fiscale» guidato dall’Inps con una dotazione di 120-130 milioni di euro. E nei piani, il budget annuo complessivo sarebbe tale da coprire una quota predefinita di visite di controllo per la Pa, lasciando a ogni amministrazione la possibilità di integrare questo stanziamento nel caso in cui si rendesse necessario procedere ad un numero maggiore di controlli.

GLI INTERVENTI
Le funzioni del Polo unico, peraltro, sono state tratteggiate ad aprile 2014 dal sottosegretario della Pa, Angelo Rughetti. Il quale, durante un’audizione in commissione Salute alla Camera, aveva ipotizzato anche una modifica dell’attuale disciplina normativa, che prevede che la visita fiscale venga fatta già dal primo giorno. «Mi chiedo se sia ancora attuale, o se invece si possa passare ad una fase successiva» aveva spiegato Rughetti, argomentando che la visita spostata al terzo giorno consentirebbe di ottenere vantaggi in termini di costi, e di efficacia allineando tra l’altro la disciplina tra pubblico e privato. L’ipotesi di trasferire il potere all’Inps ha avuto l’ok della Federazione dei medici di medicina generale. «Solo un unico polo – ha concordato il Fimmg – può fare i controlli necessari: questo ente ha già una filiera computerizzata in grado di segnalare in tempo reale l’assenza e il motivo. Ma – ha aggiunto la Federazione – si può fare anche altro se il governo prendesse in considerazione il nostro suggerimento di dare la possibilità al lavoratore di autocertificare l’assenza di un giorno o due».