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Caserta, scandalo appalti Sanità: 24 persone indagate, 10 in carcere

Caserta – Le mani di Gomorra sulla sanità. Un intero ospedale di Caserta, con i suoi affari, i suoi appalti e le sue nomine, in ostaggio di un gruppo politico-criminale. Un boss dei casalesi, l’ex primula rossa Michele Zagaria, ormai rinchiuso al 41 bis, che “riusciva a controllare e a gestire, in regime di assoluto monopolio, lavori e concessione di appalti o servizi ” anche in via diretta all’interno del presidio. Ovvero: dalla manutenzione degli immobili e dalla sicurezza degli ascensori , all’affidamento diretto del bar e alla gestione delle macchinette distributrici di bevande e snack. È l’inquietante scenario ipotizzato dall’operazione della Procura antimafia, battezzata “Croce Nera”, in corso in queste ore da parte della Dia, nelle province di Napoli, Caserta e Verona. La struttura sanitaria al centro dell’indagine è l’azienda ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, in cui sono stati anche captati discorsi e incontri che dovevano rimanere segreti, attraverso intercettazioni audio e video ambientali. Coinvolti politici, imprenditori, manager e dipendenti pubblici, insieme a camorristi provenienti da pericolose fazioni. E spuntano sullo sfondo sia il nome di Nicola Cosentino, sia quello di Gianni Alemanno, del defunto ex ras della Regione, Antonio Fantini e di Clemente Mastella.

Ventiquattro persone travolte dal blitz, eseguito dal vertice Dia, il vicequestore Giuseppe Linares. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli, su richiesta dei pm Luigi Landolfi, Anna Maria Lucchetta (l’indagine era stata avviata dal pm Antonello Ardituro, oggi al Csm) coordinati dall’aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli, prevede il carcere per dieci di loro, e gli arresti domiciliari per altre quattordici. Gravissime ovviamente le accuse, a vario titolo contestate: associazione di stampo mafioso, corruzione, turbata libertà del procedimento, abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso.

Tra i destinatari di un’ordinanza di arresti domiciliari, l’ex direttore generale dell’azienda, Francesco Bottino, un manager già coinvolto in un’altra inchiesta abuso d’ufficio su presunte infiltrazioni negli appalti di aziende (quelle dell’imprenditore Angelo Grillo), ritenute legate alla camorra; Giuseppe Gasparin, ex direttore amministrativo ed ex sindaco di Caserta, il consigliere regionale Pdl Angelo Polverino (anch’egli già colpito in un’analoga tranche investigativa). Fra i destinatari di un’ordinanza di custodia in carcere figura l’ingegnere Bartolomeo Festa, direttore dell’Unità operativa complessa di Ingegneria ospedaliera , ovvero a capo di un ufficio che i magistrati non esitano a definire “centro nevralgico delle attività criminali”; oltre a numerosi imprenditori che avrebbero usufruito del diktat del boss per ottenere lavori e appalti, in cambio di mega tangenti da girare al clan di Zagaria. Tra gli arrestati anche la moglie del padrino, Elvira Zagaria, a sua volta sposata ad un omonimo, Francesco Zagaria (poi deceduto) , il quale attraverso un suo uomo , l’ex manager anch’egli scomparso, Luigi Annunziata , avrebbe assunto “il controllo dei procedimenti amministrativi di assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita a un cartello di imprese mafiose, ancora oggi operante”.
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