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Farmaci: cala il consumo di antibiotici, antidepressivi in aumento

Per capire lo stato di salute di un popolo di fronte alle paure e alle inquietudini sociali che coinvolgono i periodi di crisi economica, esistono sostanzialmente due possibilità: si può decidere di calarsi nelle piazze per raccogliere gli umori dei passanti, oppure analizzare a fondo tempistiche e modalità del nostro ricorso ai farmaci.

Se la prima strada è molto più percorribile in un’ottica da talk show, la seconda narra invece la storia di un Italia sempre più malata e sempre più dipendente da pastiglie e sciroppi, spesso usati come panacee di ogni male, affanni sociali inclusi.

Dall’annuale rapporto dell’Aifa sul consumo dei farmaci (riferito ai primi nove mesi del 2014) è infatti emerso un aumento del consumo generale di farmaci, seppur lieve, rispetto all’anno solare precedente e una distribuzione delle categorie farmaceutiche impiegate sempre più sbilanciata in direzione di ansioltici e antidepressivi.

Presentato ieri al Ministro della Salute Lorenzin dal direttore generale dell’Aifa Luca Pani, il rapporto curato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (Osmed) ha quantificato una spesa sanitaria totale pari a 19,9 miliardi di euro (il 75% dei quali rimborsato dal SSN), all’interno della quale i medicinali adibiti a combattere patologie di tipo cardiovascolare hanno ricoperto il ruolo principale, seppure incalzati a breve distanza da categorie farmaceutiche “emergenti”, spesso usate a sproposito.

Oltre alla perenne crescita del consumo legato a farmaci di tipo antidepressivo, giunti ormai a collocarsi come farmaci più prescritti per la cura di patologie neurologiche, il rapporto OsMed ha rilevato infatti il costante ricorso a categorie farmaceutiche errate o non idonee a curare la patologia che realmente affligge il paziente, come nel caso di farmaci antidiabetici o antiulcera il cui ricorso è in aumento nonostante i casi conclamati di diabete e ulcere non lo siano affatto.

Forse grazie anche alla massiva campagna messa in atto dall’Osm, pare invece che il consumo di antibiotici sia in calo, per la gioia delle massime istituzioni sanitarie mondiali e un po’ meno per quella di tutti i batteri “resistenti” che proprio in organismi umani indeboliti dal ricorso a forme farmaceutiche non appropriate trovavano il loro terreno ideale per moltiplicarsi e proliferare.

Da un punto di vista strettamente economico, la maggior parte della spesa pubblica è stata destinata all’acquisto di farmaci antitumorali (soprattutto antineoplastici e immunomodulatori) che occupano un posto sempre più rilevante sotto la voce “uscite” nelle case dello Stato, mentre l’oggetto del contendere per eccellenza del 2014, quel sofosbuvir in grado di tanto di guarire completamente l’epatite C quanto di mandare in bancarotta le finanze pubbliche, al momento è risultato accessibile solo a 30 pazienti, data la difficoltà di reperimento e l’incertezza relativa agli effettivi rimborsi.

Il rapporto OsMed 2014 parla dunque di un’Italia sempre meno in salute e sempre più incline a considerarsi depressa (spesso a sproposito), nella quale un’ingente porzione dei bilanci pubblici e familiari viene destinata all’acquisto di medicinali, con un’incidenza talmente elevata da poterci quasi dedicare un’intera puntata di un qualunque talk show, con interviste ai passanti logicamente incluse.
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