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Tagli alla sanità per 2,3 miliardi: i medici e infermieri in rivolta

I tagli alla sanità per 2,3 miliardi contenuti nel Def del governo ha scatenato le proteste. I medici e gli infermieri sono in rivolta perché è a rischio il diritto alla salute.

La prossima approvazione del Def 2015 (Documento di economia e finanza) e l’appuntamento del 15 aprile con la Conferenza Stato-Regioni ha creato un clima incandescente, in quanto governo e regioni dovranno stabilire dove e come tagliare i circa 2,3 miliardi di euro previsto nel documento.

Buona parte delle risorse in meno, dovranno essere reperite dal taglio degli acquisti di beni e servizi per un totale di circa un miliardo e mezzo di euro, mentre la parte restante dei risparmi previsti dovrebbe venire da una riorganizzazione della rete ospedaliera e anche da tagli alla spesa per i farmaci (ma già i tagli hanno creato situazioni vergognose come questa).

Renzi ha voluto placare gli animi dicendo dopo il consiglio dei ministri che non ci saranno tagli a regioni e comuni, ma ha lasciato intendere dove conta di reperire i risparmi sulla sanità. “Ci saranno delle razionalizzazioni nella spesa sanitaria. Vi pare possibile che ci siano regioni con 7 province e 16 Asl?”, ha chiesto il premier.

Ma i direttori generali delle Asl sono molto perplessi. “Renzi – ha detto Ilde Coiro, coordinatore regionale della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere – può avere ragione nei numeri, 22 Asl sono troppe ma occorre ragionare sul bacino di utenza delle Regioni. Nel Lazio non sarebbe possibile un accorpamento o un taglio con un popolazione così numerosa per ogni distretto sanitario”. Per il presidente della Fiaso Francesco Ripa di Meana, “il problema non è quello di ridurre i manager ma di averne di bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio (e ci sono enormi debiti con i fornitori). Quelli che dagli anni 90 ad oggi proprio il management delle Aziende sanitarie ha contribuito a centrare, riducendo sensibilmente l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Che come certificato recentemente dall’Ocse è oramai la più bassa d’Europa”.