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Troppo multitasking nuoce al lavoro

Rispondere a una mail mentre leggi un messaggio mentre parli al telefono mentre il collega fa una domanda dalla scrivania accanto. Assomiglia più o meno a questo uno dei momenti di ordinario multitasking d’ufficio. Momenti che, inevitabilmente, portano sicuramente a svolgere più compiti contemporaneamente, ma probabilmente a svolgerli anche peggio.

Nonostante pressoché tutti i professionisti a livello globale si considerino infatti dei buoni ascoltatori, la stragrande maggioranza trascorre anche buona parte della propria giornata lavorativa impegnata su più fronti allo stesso tempo. Un dato da tenere sotto controllo visto che, come afferma una nuova ricerca di Accenture (denominata non a caso #ListenLearnLead), quasi due terzi degli interessati (64%) ammette che l’ascolto è diventato molto più difficile nell’ambiente di lavoro digitale odierno.

Se all’interno del quadro mondiale si punta la lente di ingrandimento sull’Italia, non mancano le conferme. La metà circa degli intervistati (48%) afferma che le tecnologie digitali hanno un ruolo determinante nello svolgimento di più attività simultanee, le quali a loro volta occupano uno spazio che si aggira tra la metà e i tre quarti dell’intera giornata lavorativa. Insomma solo il 25% del tempo sarebbe dedicato a concentrarsi su un singolo compito, con l’attenzione e la precisione necessaria. Va da sé che per il resto dell’orario si lavora ugualmente certo, ma non in situazione ottimale.

Mentre il 66% del campione ritiene che il multitasking consente di fare di più al lavoro, oltre un terzo (36%) afferma che le troppe distrazioni causano scarsa concentrazione, performance inferiori e minore interazione coi colleghi. Tra i fattori di maggior disturbo i principali indiziati sono telefonate, riunioni e visite non pianificate con una frequenza più che doppia rispetto a instant messaging e sms (rispettivamente 79% e 72% contro 30% e 28%). Evidentemente l’assuefazione ai servizi di messaggistica istantanea anche nella vita privata fa sì che ormai le continue notifiche non vengano nemmeno più percepite come reali distrazioni. Ed evidentemente essere bombardati di mail e partecipare a una raffica di meeting non aiuta.

Le videoconferenze poi sono un vero e proprio buco nero per l’attenzione. Tra i 3600 professionisti esaminati, provenienti da 30 paesi, 8 su 10 ammettono di fare altro durante i collegamenti, in particolare scrivere e-mail di lavoro (66%) o personali (34%), rispondere via chat (35%), utilizzare i social media (22%) ma anche leggere notizie o articoli di intrattenimento (21%). Coloro che partecipano in modo attivo, e senza svolgere attività parallele, lo fanno più che altro per via del ruolo che ricoprono o perché sono dal capo parlante della comunicazione. Chi ascolta, o dovrebbe ascoltare, si dedica invece ad altro.

Questo non significa che le soluzioni tecnologiche prese in considerazione siano inutili o dannose di per sé. Significa semplicemente che è necessario, e possibile, farne un uso migliore. Buona parte degli intervistati le considera fondamentali per comunicare in modo semplice e veloce, o preziose nel dare flessibilità e capacità di connettersi ovunque e in qualsiasi momento.

Il difficile viene quando occorre trovare il corretto equilibrio. Oltre metà campione ritiene che la tecnologia estenda eccessivamente la presenza dei leader, esasperando l’accessibilità. Le sfide principali di oggi assumono così la forma della gestione del sovraccarico di informazioni (55%) e della continua evoluzione dei mezzi tecnologici (52%). Tenere il ritmo non è solo una questione di correre più velocemente. Ma anche nella direzione giusta.

wired.it