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Cure mediche ai clandestini, la Regione rischia un buco di bilancio di 60 milioni

La Regione Lombardia rischia di ritrovarsi con un buco di bilancio di 60 milioni di euro a causa delle cure mediche prestate agli immigrati irregolari. Il Corriere dà conto infatti di una trattativa in corso tra prefettura e Palazzo Lombardia sui rimborsi per le spese di assistenza medica sostenute in 10 anni dalla Regione per tutti i clandestini transitati dalla Lombardia. Per legge, oltre che per una questione di umanità e di prevenzione, gli stranieri irregolari che arrivano nel nostro Paese hanno diritto a ricevere cure mediche dagli ospedali. Si tratta di circa 100mila persone in Lombardia, più di un terzo delle quali a Milano, che una volta compilato un foglio che attesta la loro condizione di irregolari e indigenti ricevono una particolare tessera sanitaria con la quale possono accedere alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti ed essenziali.

I costi di queste prestazioni sono in parte in carico al ministero dell’Interno, ma le Regioni sono chiamate a rimborsare subito le spese alle singole aziende ospedaliere e sanitarie regionali. Cosa che la Lombardia ha fatto dal 2002 al 2012, accumulando nei confronti dello Stato un credito di 100 milioni di euro. Adesso, però, è arrivata l’offerta del governo, del tipo “prendere o lasciare”: 40 milioni di euro subito e partita chiusa.
Un dilemma per Maroni

Il governatore della Lombardia Roberto Maroni si trova così di fronte a un vero e proprio dilemma: accettare i 40 milioni offerti sull’unghia dal governo, e quindi certificare di fatto un buco di 60 milioni di euro, oppure portare avanti un contenzioso con lo Stato per chiedere l’intero risarcimento delle spese. Con tempi che, in questo caso e considerando le difficoltà economiche, potrebbero allungarsi a dismisura. Un dilemma reso ancora più delicato dal partito d’appartenenza di Maroni, quella Lega il cui leader Salvini già due anni fa tuonava contro il governo per il rimborso del credito vantato e che potrebbe sfruttare a fini strumentali la questione per esprimere nuove posizioni radicali sul tema dell’immigrazione. Insomma, per il governatore si prospetta una grana difficile da risolvere.

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