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‘Ndrangheta e sanità: affari milionari sull’asse Calabria – Lombardia

Il controllo della sanità pubblica nelle regioni del nord. E’ la nuova frontiera delle infiltrazioni ‘ndranghetiste nell’economia legale. Milioni di euro da spartire. Il comparto sanitario è una vera e propria gallina dalle uova d’oro per le mafie. Rappresenta il 77% della spesa pubblica delle regioni italiane. E dopo aver messo le mani sulla sanità in Calabria, le ‘ndrine adesso mirano alla conquista del nord Italia.

La Commissione Parlamentare Antimafia afferma che ”la Lombardia a oggi, è la regione del nord in cui si rilevano i principali casi di penetrazione mafiosa in ambito sanitario. E la ‘ndrangheta ancora una volta ricopre una posizione apicale tra le differenti organizzazioni, rivestendo il ruolo di protagonista nei più eclatanti episodi di infiltrazione sinora verificatisi nel Settentrione”.

La sanità lombarda è un affare quasi esclusivamente calabrese, un business che ogni anno, tra accrediti, forniture, mazzette, prestazioni di beni e servizi, frutta alle cosche dei calabresi trapiantati al nord milioni e milioni di euro.

Ma non è solo una questione di soldi. Attraverso la sanità la ‘ndrangheta salda il suo rapporto con la politica e piazza i suoi uomini in postazioni di potere. ”Un sistema di fedeltà politiche come regolatore supremo della gestione delle carriere del personale medico-sanitario. Nomine politiche di direttori generali sanitari, direttori ospedalieri e primari di reparto che rispondono a logiche particolaristiche a discapito dei principi di meritocrazia e responsabilità”.

Una rete di interessi reciproci mirato all’occupazione di postazioni di prestigio nel comparto sanitario utili non solo a canalizzare la spesa pubblica, truccando appalti e accrediti con strutture private, ma anche a favorire gli affari collaterali dei clan.

L’area grigia, professionisti e colletti bianchi al servizio delle cosche, è un pilastro fondamentale per gli interessi della ‘ndrangheta al nord. A dimostrarlo sono le risultanze giudiziarie di importanti inchieste che hanno documentato l’infiltrazione dei calabresi nella sanità lombarda. Su tutti il caso che ha coinvolto l’Asl di Pavia ed il suo direttore generale Carlo Antonio Chiriaco e quello della scalata dei clan di Rosarno alle attività nel settore sanitario della Makeall Spa di proprietà dell’imprenditore milanese Agostino Bruno.

Ma non è tutto. Medici e dirigenti ospedalieri rappresentano un importante punto di riferimento per gli uomini del clan. Non solo per i ricoveri e le prestazioni sanitarie, ma spesso anche come supporto logistico per riunioni e incontri. Sono tanti i casi documentati di summit ‘ndranghetisti all’interno degli ospedali e delle cliniche lombarde. Andare a trovare un parente o un compare ricoverato diventa l’occasione per i boss per spartirsi interessi e definire strategie, esattamente come avviene in occasione dei matrimoni o dei funerali.

‘Ndrangheta, sanità, massoneria, politica. Un sodalizio ben collaudato in Calabria e adesso esportato anche nelle regioni del nord Italia. Le mire della criminalità sui bilanci regionali sfruttano canali sempre più solidi. I clan calabresi si espandono, allargano le loro sfere di influenza, occupano postazioni chiave e portano a casa, ogni anno, milioni e milioni di euro.

di Stefano Perri strill.it