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A Mantova medici contro manager: “Troppi poteri”

MANTOVA. «La salute non può essere delegata ai manager e l’economicismo negli ospedali nuoce anche ai pazienti». Il dottor Marco Collini, ex primario al Carlo Poma e oggi presidente dell’Ordine dei Medici di Mantova, sintetizza con una frase quello che probabilmente in queste ultime settimane passa per la testa a molti camici bianchi italiani.

«Nessuna questione personale e nessun bersaglio – sottolinea Collini – qui stiamo parlando di come vogliamo intendere la salute e le rispettive responsabilità di medici e amministratori, troppo diverse per due categorie che lavorano nello stesso settore».

L’ex primario del Maxillo-Facciale parte in quarta. Lo sfogo parte dopo la recente intesa Stato-Regioni che taglia le indennità accessorie ai medici in caso di inappropriatezza delle prescrizioni, una stortura sanitaria figlia della “medicina difensiva” con la quale i camici bianchi si tutelano per evitare i contenziosi legali con i propri pazienti.

Ma Collini la prende larga: «È in atto una riforma della sanità regionale e siamo già arrivati a sette bozze. Credo che anche per l’avvio di Expo tutto slitterà al 2016, magari con un commissariamento delle aziende sanitarie».

Secondo il presidente provinciale dell’Ordine dei Medici modificare gli errori di sistema è cosa buona, «però l’economicismo negli ospedali fa male anche ai pazienti. La salute non può essere delegata ai manager e il binomio poteri-responsabilità va ritarato. Mi spiego, oggi i medici sono responsabili nei confronti del paziente, ma non hanno più poteri. Gli amministratori, invece, hanno i poteri ma non hanno responsabilità nei confronti del malato. Basta pensare al costo di una polizza Rc di un ginecologo o di un ortopedico in ospedale e a quanto spende, ammesso che spenda, l’alta direzione della stessa azienda».

Lo sfogo di Collini, come anticipato sopra, non è estemporaneo, ma prende spunto dalla recente intesa tra Stato, Regioni e Province autonome sulla questione “multe” sull’inappropriatezza prescrittiva contro la quale in queste ore si è scagliata la CROMCeO, la federazione che racchiude i 12 Ordini dei Medici della Lombardia. «Nell’ambito dell’assistenza specialistica – spiega Collini – è previsto, in caso di inappropriatezza prescrittiva, una riduzione del trattamento economico accessorio per il personale medico dipendente del servizio sanitario nazionale o degli incentivi legati al raggiungimento degli obiettivi di qualificazione e appropriatezza, a cui va aggiunta la responsabilità patrimoniale del prescrittore. La CROMCeO – prosegue l’ex primario – giudica inaccettabile questa proposta, ritenendola solo punitiva nei confronti sia della categoria medica che del cittadino, affrontando un tema così delicato e importante come l’appropriatezza solamente in una logica finanziaria».

Attraverso un documento unitario i 12 presidenti degli Ordini provinciali lombardi chiedono che sia subito aperto un confronto istituzionale con la categoria medica per delineare meglio percorsi formativi di appropriatezza che tengano conto anche della qualità del servizio nell’interesse del cittadino. Per questi motivi la federazione chiede che la presidenza e l’assessorato alla Salute di Regione Lombardia prendano in tempi brevi una posizione su questo argomento. L’ex primario del Poma conclude la sua arringa con un auspicio: «Riportare in capo ai medici responsabilità e poteri, cioè l’autonomia gestionale. I guasti del sistema sono dovuti ad un eccesso di politicizzazione, alla troppa burocrazia e ad una spersonalizzazione e delegittimazione del medico, una serie di fattori che ostacolano l’umanizzazione dei rapporti medico-paziente».

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