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Sentenza Consulta: sei milioni di pensioni da risarcire

La Corte costituzionale, con la sentenza sulla rivalutazione delle pensioni, si porta via molto più del «tesoretto» del governo Renzi, obbligando l’esecutivo a trovare una rapida via d’uscita finanziaria per la restituzione a più di sei milioni di pensionati di oltre 5 miliardi di euro (fino a 10 miliardi secondo la stima più allarmata). E, nello stesso tempo, congela ogni possibile velleità accademica del professor Tito Boeri sul ricalcolo delle pensioni con il metodo contributivo. Il messaggio della Consulta è senz’appello e, se vogliamo, «politico»: i diritti previdenziali già maturati non possono essere compressi, se non in una misura molto limitata e con ampie ragioni giustificatrici.

Ma vediamo meglio quali possono essere gli effetti della decisione dei giudici costituzionali. Per farlo partiamo dall’«oggetto» dell’intervento della Corte. Come sappiamo l’inflazione incide anche sul valore della pensione. E, proprio per scongiurare che con il passare del tempo l’assegno, così come determinato al momento del pensionamento, perda potere d’acquisto, è stato predisposto un meccanismo di salvaguardia che prende il nome di perequazione o rivalutazione automatica e che indica esattamente l’adeguamento periodico di quanto si percepisce all’aumento del costo della vita. In pratica, l’Istat determina la percentuale di incremento del livello dei prezzi da un anno all’altro e l’Inps eroga, da quel momento in avanti, la pensione aumentata di quella percentuale.

In realtà, nel corso degli ultimi decenni la leva della rivalutazione è stata ampiamente utilizzata – secondo diverse modalità – per realizzare risparmi per le casse dello Stato. Per gli anni 2012 e 2013, nello specifico, la riforma Fornero ha previsto il blocco del meccanismo (con relativi aumenti) per i titolari pensione sopra i 1.450 euro lordi circa (per gli anni incriminati). Ed è proprio questo intervento che è finito nel mirino dei giudici. La conseguenza è che l’Inps dovrà ricalcolare le pensioni interessate e rimborsare ai titolari quanto non è stato corrisposto in quegli anni. Ma come? La prima via è quella della restituzione immediata. La seconda è quella di una legge che preveda la rateizzazione del rimborso, come è accaduto in altre occasioni passate. E come stanno già ipotizzando all’Economia.

Ma qual è l’onere per le casse pubbliche? Secondo l’Avvocatura dello Stato circa 5 miliardi, secondo lo Spi-Cgil fino a 10, mettendo nel conto la possibilità che la Corte bocci anche il meccanismo applicato nel 2014-2015 che prevede l’adeguamento al 100 per cento dell’indice Istat per le pensioni fino a tre volte il trattamento «minimo» (1.502,64 euro), mentre per quelle di importo superiore la rivalutazione sarà via via decrescente, fino a scomparire per quelle elevatissime. Quest’ultima tesi, però, appare azzardata sia perché la Corte in passato ha accettato il meccanismo per fasce sia perché l’indice Istat utile per la perequazione – come fissato a novembre dal Ministero dell’Economia – è per il 2015 solo dello 0,30 per cento e, dunque, i benefici saranno di conseguenza prossimi allo zero.

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