Federazione Sindacati Indipendenti

Italicum, Mattarella ha firmato

La firma è arrivata in tempi brevi. Qualche ora dopo che Palazzo Chigi aveva trasmesso il testo dell’Italicum al Colle, Sergio Mattarella ha promulgato la nuova legge elettorale senza osservazioni o esternazioni, come alcuni avevano pronosticato, lasciando così intendere che non vi sono dubbi di costituzionalità da parte del Quirinale. «Sereno, determinato, convinto di aver fatto il mio dovere», così avrebbe detto il capo dello Stato ai suoi collaboratori, consapevole delle pressioni di questi giorni e di tutti gli strattoni che gli sono arrivati dalla politica ma anche dai giornali. Che però non hanno impressionato e tantomeno influenzato Mattarella.

Gli è servito poco tempo per decidere visto che la materia elettorale è tra quelle su cui ha maggiore competenza per essere stato lui l’artefice di una legge (il Mattarellum) e per essere stato tra i giudici costituzionali che ha esaminato e poi bocciato il Porcellum. Sapeva bene che i punti di attacco alla costituzionalità del Porcellum erano essenzialmente due: la mancanza di una soglia per far scattare il premio di maggioranza; la mancanza di un rapporto tra elettore ed eletto sulla totalità dei parlamentari. Due punti che sono stati sanati. È stata, infatti, introdotta una soglia al 40% per il premio di maggioranza altrimenti si ricorrerà al ballottaggio. E si ripristina il rapporto con l’elettore sia attraverso liste bloccate ma corte, sia con la reintroduzione delle preferenze.

Insomma, quella sentenza della Consulta si può considerare realizzata con l’Italicum. Inoltre, anche sotto il profilo degli orientamenti europei, il capo dello Stato ha potuto verificare che c’è il rispetto della soglia di sbarramento al 3% come sostenuto dal Consiglio d’Europa nella risoluzione del 18 aprile 2007. Ecco, quindi, perché ieri si diceva «convinto di aver fatto il mio dovere». E questo è quanto basta a un presidente che ha scelto un suo profilo e non ha intenzione di svolgere funzioni pedagogiche sulla politica o interferire nella dialettica parlamentare. Contiene anche questo messaggio la firma di ieri: un chiarimento ulteriore sul ruolo che Mattarella pensa di svolgere e che non si discosterà da quanto promesso alle Camere, fare cioè «l’arbitro».

Anche sull’aspetto della dialettica parlamentare, c’è stata la valutazione che la legge è stata approvata dal 60% dei componenti del Senato e dalla maggioranza assoluta della Camera. E che il testo è frutto di un accordo con l’opposizione, votato dal Senato, ma che poi – anche se identico – ha avuto il voto contrario alla Camera.

La domanda, a questo punto, è cosa ci aspetta adesso. Quale sistema è in vigore? Fino al luglio 2016 l’Italicum non è operativo, quindi vige il Conseltullum. E dopo? Senza la riforma del Senato, se si dovesse andare alle urne, si voterebbe con l’Italicum alla Camera e il Consultellum al Senato. Regole diverse che non determinano un profilo di incostituzionalità. Inoltre, fanno notare che è escluso che il Colle possa mai firmare un decreto che estenda l’Italicum al Senato se si dovesse votare prima che sia compiuta la riforma di Palazzo Madama. E dunque, è su questa riforma che si sposta ora l’attenzione. Della politica e dei partiti ma anche del Quirinale.

Di «raggiungimento importante» e di «legge indispensabile» ha parlato ieri Giorgio Napolitano che accettò la sua rielezione al Colle chiedendo ai partiti di riappropriarsi della funzione legislativa e intervenire dopo la sentenza della Consulta.

ilsole24ore.com