Federazione Sindacati Indipendenti

FSI Sicilia, ennesima aggressione fisica a infermiere: escoriazioni e minacce con brandello di ferro

“Dopo i continui casi di aggressione negli ospedali siciliani, siamo costretti a segnalare nuovamente all’Asp 3 di Catania, un altro episodio gravissimo di violenza a danno di un’Infermiera in servizio alla Rems di Caltagirone – lamenta il sindacalista Calogero Coniglio, segretario regionale della Fsi-Cni Segretario Regionale del CNI Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti“.

“La Rems dalla sua apertura ha dovuto subire due evasioni e due aggressioni a carico del personale infermieristico, di cui una verbale con un brandello di ferro la scorsa settimana ed una aggressione fisica avvenuta venerdì 15 maggio, di sera, verso una collega che è stata aggredita fisicamente al petto, graffiata, riportando diverse escoriazioni e costretta a ricorrere alle cure dei sanitari presso il pronto soccorso di Caltagirone”.

“Inoltre la struttura, che non è completamente in sicurezza, è soggetta a continui danni, a carico dell’Asp, per migliaia di euro, sono stati sradicati un televisore lg nuovo dal muro, una porta in legno rotta e bagni danneggiati.

Maurizio Cirignotta dirigente sindacale della FSI-CNI all’Asp 3 “Per gli infermieri nessuna indennità per alto rischio e poche assunzioni, siamo in 10 e molti debbono godere delle ferie, i tre vigilantes purtroppo non riescono assieme a noi a contenere la furia di questi scatenati, chiediamo all’azienda di prendere immediatamente seri provvedimenti affinché venga garantita la sicurezza per il personale. Cogliamo l’occasione di porgere la nostra solidarietà ai colleghi coinvolti nelle aggressioni, assicurando che questa organizzazione sindacale continuerà a vigilare”.
“Un recente studio spagnolo – spiega Calogero Coniglio – condotto in tre ospedali e in 22 strutture sanitarie di base urbane e rurali, segnala come corrono più o meno lo stesso rischio gli operatori sanitari di essere aggrediti di quello di poliziotti e altre forze dell’ordine.

La ricerca, pubblicata sull’International Journal of Occupational and Environmental Health, ha valutato oltre 1.800 questionari, dai quali risulta che l’11 per cento degli operatori sanitari ha subito un’aggressione fisica in un anno, mentre il 64 per cento ha dovuto subire minacce, insulti e intimidazioni. In diversi casi si è trattato di eventi ripetuti, e spesso anche con conseguenze sull’equilibrio psicologico degli aggrediti, tale da compromettere il loro buon funzionamento lavorativo. E’ palese ormai che Ministri, Assessori, direttori e dirigenti rivedano studi e rischi che corrono le risorse umane, soprattutto quelle che erogano assistenza, di non dedicarsi solo a contenere la spesa sanitaria, ma a mettere in condizione di lavorare il personale sanitario in serenità per fornire ottimi servizi sanitari ai pazienti, prima di tutto l’obbiettivo unico deve essere la salute dei cittadini”.

“Gli operatori sanitari più esposti sono coloro che lavorano nei servizi di emergenza, in quelli psichiatrici negli ospedali di maggiori dimensioni. Le motivazioni sulle cause di aggressione di pazienti ma anche i loro accompagnatori, sono le lunghe attese, il rifiuto di certificazioni di malattia, la discordanza sulle prescrizioni di farmaci. Siamo passati dalle aggressioni verbali alle percosse e alle intimidazioni a mano armata.

“E’ provato scientificamente – conclude Coniglio – che gli strascichi psicologici sugli operatori, infermieri e medici, sono meno rilevanti quando si sentono supportati dall’organizzazione per la quale lavorano, mentre possono risultare devastanti da un punto di vista professionale e personale quando l’operatore si sente lasciato solo ad affrontare il problema, dovendo magari anche tornare a lavorare nel luogo dove ha subito l’aggressione, e con gli stessi pazienti”.

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