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Riforma Pensioni, da 62 anni con penalizzazioni

Il dubbio non è più “se” o “quando” ma “come”: in materia di Riforma Pensioni il premier Matteo Renzi e il ministero dell’Economia Carlo Padoan hanno ribadito a più riprese che il Governo, con la prossima Legge di Stabilità 2016, metterà a punto una nuova revisione del sistema pensionistico, che si concentrerà sulla flessibilità in uscita. Le anticipazioni mettono in luce i limiti e le rigidità della Riforma Fornero, con la conseguente necessità di individuare nuovi meccanismi per favorire forme di prepensionamento.

Il premier ha anticipato l’ipotesi di andare in pensione con qualche anno di anticipo in cambio di una riduzione dell’assegno. Fra le proposte più concrete di riforma spicca il prepensionamento con quattro anni di anticipo, quindi a 62 anni, con una decurtazione dell’assegno del 20%, per i contribuenti che calcolano la pensione interamente con il contributivo. Nel caso di calcolo misto, invece, ci sarebbe un’ulteriore penalizzazione intorno del 12%. Al di là delle ipotesi, ci sono diverse proposte di legge alla Camera, vediamole.

Proposta Damiano
Prevede la possibilità di ritirarsi con un minimo di 62 anni di età e 35 di contributi, con una penalizzazione che riguarderebbe solo la parte retributiva. Con il requisito minimo, la penalizzazione dell’assegno sarebbe pari dell’8% e scenderebbe progressivamente con l’alzarsi dei requisiti. Esempi: chi si ritira a 62 anni, ma con 36 di contributi, subirebbe un taglio del 7,7%, che scende fino al 3% nel caso di 40 anni di contributi. Con 41 di contributi, non ci sarebbe più nessuna penalizzazione e ci si potrebbe sempre ritirare, indipendentemente dall’età.

Quota 100
Esistono due proposte, avanzate da Damiano e dalla Lega Nord. Entrambe, prevedono di ripristinare il sistema delle quote e concedono la possibilità di pensione anticipata per chi, appunto, sommando età anagrafica e anni di contribuzione raggiunge quota 100.

La proposta Damiano prevede che il requisito minimo anagrafico sia di 62 anni e il minimo contributivo di 35 anni. Rispettando questi paletti, bisogna raggiungere 100, quindi, ad esempio, con 62 anni di età ci vorrebbero 38 anni di contributi, con 63 anni, 37 anni di contributi, con 64 anni, 36 anni contributi, e così via. La decorrenza sarebbe immediata, senza applicazione di ulteriori finestre mobili (quindi, la pensione decorrerebbe dalla maturazione del requisito). Par di capire che non ci sarebbero in questo caso penalizzazioni dell’assegno.
La proposta della Lega (DDl 2955) è molto simile, ma i paletti sono più bassi: 58 anni di età e 35 di contribuzione. La somma deve sempre fare 100, quindi, a 58 anni di età sarebbero necessari 42 anni di contribuzione, a 59 anni 41 anni di contributi e così via.
Sulla stessa linea del Governo, proposte di legge a parte, anche Tito Boeri, presidente INPS.

Opzione donna
E’ un’altra proposta della Lega Nord, che prevede per le sole donne la possibilità di andare in pensione a 57 anni e tre mesi, con almeno 35 anni di contributi, rinunciando all’intera parte retributiva, quindi con un assegno calcolato con il solo sistema contributivo.

La situazione attuale
In base alle regole attualmente in vigore, l’età minima pensionabile è pari a 63 anni e 9 mesi per le donne dipendenti del privato, 64 anni e nove mesi per le lavoratrici autonome, 66 anni e tre mesi per gli uomini dipendenti del privato e per gli autonomi. Per la pensione di anzianità, ci vogliono invece 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne. Dall’anno prossimo, scattano i nuovi requisiti, sia per le pensioni di vecchiaia sia per quelle di anzianità.

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