Federazione Sindacati Indipendenti

Indennità di disoccupazione, assegno di invalidità, cumulo, divieto, opzione

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Sentenza 15 gennaio – 13 marzo 2015, n. 5092

(Presidente Coletti De Cesare – Relatore Venuti)

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Cuneo, in accoglimento dell’opposizione proposta da E.H.B. avverso il decreto ingiuntivo con il quale gli era stato ingiunto il pagamento della somma di Euro 1413,11, oltre interessi legali, a titolo di indebita percezione dell’indennità ordinaria di disoccupazione, revocava il decreto ingiuntivo e condannava l’INPS al pagamento delle spese processuali, ritenendo che non vi fosse incompatibilità tra la predetta indennità e l’assegno ordinario d’invalidità (art. 1 L. 222/84).

Tale sentenza, a seguito di impugnazione dell’INPS, veniva confermata, con la sentenza indicata in epigrafe, dalla Corte d’appello di Torino, la quale parimenti escludeva detta incompatibilità, che riteneva sussistere solo per la pensione ordinaria di inabilità, che ha carattere permanente e presuppone la totale perdita della capacità lavorativa.

Ricorre per cassazione avverso questa sentenza l’INPS sulla base di un solo motivo. La controparte è rimasta intimata.

Motivi della decisione

1. Con l’unico motivo del ricorso, cui fa seguito il quesito di diritto ex art. 366 bis cod. proc. civ., non più in vigore ma applicabile ratione temporis, l’INPS, denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 6, comma 7, D.L. n. 148/93, convertito dalla L. n. 236/93, deduce che, diversamente da quanto sostenuto dalla sentenza impugnata, l’indennità ordinaria di disoccupazione è incompatibile con l’assegno di invalidità. Tale ultima prestazione rientra infatti, ai sensi dell’art. 6, comma 7, dianzi indicato, tra i trattamenti pensionistici a carico dell’assicurazione generale per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, i quali sono incompatibili con i trattamenti ordinali e speciali di disoccupazione.

Del resto, aggiunge il ricorrente, la incompatibilità tra le due prestazioni trova indiretta conferma nella sentenza della Corte Costituzionale n. 218/95, con la quale è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 6, comma 7, D.L. n. 148/93 sopra menzionato, nella parte in cui non prevede che all’atto di iscrizione nelle liste di mobilità i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di inabilità possono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità – che costituisce una species del trattamento di disoccupazione – nei modi e con gli effetti previsti dal D.L. n. 299/94, art. 2, comma 5 e art. 12, comma 2, convertito dalla L. n. 451/94.

2. Il ricorso è fondato nei termini appresso indicati.

Questa Corte, con numerose pronunce, anche recenti, (cfr., fra le altre, Cass. n. 8634/14; Cass. n. 9808/12; Cass. n. 8239/10), superando il precedente, risalente orientamento, ha affermato che il divieto di cumulo dell’indennità di disoccupazione con i trattamenti pensionistici a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, vecchiaia e i superstiti, introdotto dal D.L. 20 maggio 1993 148, art. 6, comma 7, convertito dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, si estende all’assegno ordinario di invalidità, la cui natura di trattamento pensionistico trova conferma nella modalità di erogazione che avviene secondo il sistema dell’assicurazione generale obbligatoria, nella modalità di calcolo, che ha luogo secondo le norme del predetto sistema, nonché nella circostanza che l’assegno ordinario di invalidità si converte ex lege in pensione di vecchiaia al compimento dell’età prevista per il pensionamento.

È stato in particolare precisato (cfr. Cass. n. 9808/12 cit.):

– che il D.L. n. 148 del 1993, art. 6, comma 7, convertito in L. n. 236 del 1993, dopo le modifiche apportate dal D.L. n. 299 del 1994, art. 2, convertito in L. n. 451 del 1994, prevede che, a decorrere dalla data di entrata in vigore di detto decreto, i trattamenti ordinati e speciali di disoccupazione e l’indennità di mobilità sono incompatibili con i trattamenti pensionistici a carico – come l’assegno d’invalidità – dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti;

– che, secondo l’anzidetta normativa, all’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità. In caso di opzione a favore del trattamento di mobilità l’erogazione dell’assegno o della pensione di invalidità resta sospesa per il periodo di fruizione del predetto trattamento ovvero in caso di sua corresponsione anticipata, per il periodo corrispondente all’ammontare della relativa anticipazione del trattamento di mobilità;

– che deve essere data all’interessato la possibilità di opzione, alla luce della citata legge del 1994, anche prima di sua entrata in vigore, avendo la Corte Costituzionale con la sentenza n. 218 del 1995 dichiarato costituzionalmente illegittimo il D.L. n. 148 del 1993, art. 6, comma 7, convertito dalla L. n. 236 del 1993, nella parte in cui non prevede che all’atto di iscrizione nelle liste di mobilità i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità possono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità nei modi e con gli effetti previsti dal D.L. 16 maggio 1994, n. 299, art. 2, commi 5, e art. 12, comma 2 convertito in L. n. 451 del 1994;

– che, come osservato dalla Consulta con la predetta pronuncia, il rigido regime della non cumulabilità tra l’indennità di mobilità e l’assegno (o pensione) d’invalidità, non temperato dalla facoltà di opzione, è incongruente e ingiustificato, poiché, trovandosi il lavoratore parzialmente invalido, collocato in mobilità, in situazione di maggior bisogno del lavoratore valido, anch’esso collocato in mobilità, ed essendo l’importo dell’indennità di mobilità maggiore sia della pensione dell’assegno di invalidità, il lavoratore invalido si trova a percepire una prestazione quantitativamente inferiore a quella del lavoratore valido.

3. Al suddetto orientamento questo Collegio intende dare continuità. Di conseguenza, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va cassata con rinvio al giudice indicato in dispositivo per consentire all’interessato di esercitare la facoltà di opzione. Lo stesso giudice provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Torino in diversa composizione.