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Sanità: Manuale anticorruzione, si prevedono più controlli e rigore

I contratti d’acquisto e gli appalti con l’imbroglio incorporato, le deroghe infinite o che lasciano tutto sempre nelle stesse mani anche con mini frazionamenti di gare per nascondere che i vincitori sono sempre gli stessi. Gli incarichi e le nomine di primari con le spalle ben coperte, i loro collaboratori immeritevoli, perfino le commissioni di valutazione dei professionisti addomesticate. Ma anche la libera professione senza veri controlli dei medici e delle strutture, le liste d’attesa che fanno la fortuna dei soliti noti e mai dei pazienti. I rapporti con i privati accreditati. La spesa farmaceutica da tenere più al guinzaglio, le ricette non raramente facili dei medici di medicina generale che magari prescrivono non casualmente sempre uno stesso prodotto o una ditta. Anche i dispositivi medici o il filone della ricerca. E il profumo che fa girare la testa a tanti delle sponsorizzazioni. Il conflitto d’interessi che resta una pietra miliare del sistema. Perfino la fabbrica del caro estinto, con gli operatori sanitari in ospedale pronti a fare da agenti “a percentuale” per le ditte di onoranze funebri presso le famiglie afflitte di un paziente deceduto. Tu chiamalo se vuoi malaffare. Per semplificare, anzi per mettere le cose al posto giusto, chiamiamola senza possibilità di equivoci per quella che è: corruzione. E la sanità pubblica è non raramente la fabbrica per eccellenza e la casa della corruzione in Italia. Con tutte le eccellenze e i lodevoli meriti del caso di tantissimi operatori, sicuramente la maggioranza.

Certo è che ieri la conferenza stampa convocata in comune da Beatrice Lorenzin, ministra della Salute, e Raffaele Cantone, presidente Anac, non è stata un caso per denunciare una volta di più il fenomeno in casa Ssn. E mettere sul tavolo – con la collaborazione preziosa di Agenas che ha anche realizzato una modulistica ad hoc per la dichiarazione pubblica «di conflitto di interessi» degli operatori Ssn – con l’aggiornamento del Piano nazionale anticorruzione, il capitolo nuovo di zecca proprio sulla sanità. Con tanto di perimetro da controllare, situazioni da monitorare, fenomeni da raddrizzare e proposte specifiche d’intervento. Regole che asl, ospedali ed enti non potranno d’ora in poi aggirare con un’alzata di spalle o nascondendo l’inerzia sotto i tappeti. O magari copiando (ma senza nulla realizzare) progetti di altri ospedali o asl. A questo punto, dovranno seguire le regole del gioco. Che sono in campo. E predisporre piani operativi concreti, aprire le finestre alla trasparenza. Ma, ha puntualizzato Lorenzin, formando e preparando gli operatori. Ma, ha detto la ministra, «ogni euro va dedicato ai pazienti: la trasparenza e la tracciabilità dei dati sono indispensabili. Dobbiamo dire basta a sprechi e mala gestio, illeciti di varia natura e soprattutto basta alla corruzione in un sistema che è prezioso per tutti gli italiani».

Di sicuro Cantone non s’è rifugiato dietro le virgole nel presentare il suo “manuale per l’uso”. La corruzione in sanità presenta «una grandissima pervasività», ha detto subito. «Questa è una piccola rivoluzione copernicana», ha aggiunto, indicando i danni da comparaggio («è corruzione»), conflitto d’interessi, liste d’attesa gonfiate per spingere i pazienti verso il privato. E farli pagare di più. E il virus corruttivo delle gare e degli appalti in sanità «con proroghe che durano da un decennio per favorire chi sta dentro e non ne esce più». Con danni «collaterali da corruzione incalcolabili» per i pazienti, ha concluso.

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