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Dermatiti da lavoro sono a rischio nuove categorie, 600 casi all’anno

Cataldo Patruno, professore di dermatologia professionale e ambientale all’Università di Napoli Federico II ha così illustrato la situazione dei delle dermatiti da lavoro che in questi ultimi anni sono in continuo aumento: “Diminuire le possibilità di contatto con gli allergeni è il modo migliore per ridurre l’incidenza delle dermatiti professionali, ma la prevenzione dovrebbe e potrebbe iniziare anche prima di mettere la firma sul contratto di lavoro. Se una persona ha una storia di dermatite atopica nell’infanzia, è più a rischio di allergie. Una ragazza che è stata atopica da bambina, se da grande diventa estetista ha un’alta probabilità di sviluppare una dermatite da contatto. Sarebbe come mandare un asmatico a lavorare in una cella frigorifera: crisi assicurate. Potrebbe perciò bastare una consulenza dermatologica in giovane età a chi ha avuto problemi di atopia per indirizzare ciascuno verso impieghi sicuri”.

Crescono negli ultimi anni i casi di dermatiti provocate dall’ambiente in cui si lavora.

A renderlo noto sono stati i ricercatori della Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale ed Ambientale.

I ricercatori, al Congresso Nazionale dei dermatologi che si è svolto a Caserta, hanno illustrato i dati sulla malattia che è in netto aumento fra i dipendenti.

I medici riuniti al congresso di Caserta hanno detto che i casi di dermatiti da lavoro normalmente si notano quando la pelle inizia ad arrossire, si avverte prurito e la parte del corpo arrossata inizia a gonfiarsi.

Negli ultimi anni sono stati numerosi i pazienti lavoratori che si sono rivolti ai dermatologi, si contano dal 2008 ad oggi 172 nuovi casi.

Secondo il dottor Nicola Balato noto dermatologo dell’Università Federico II di Napoli i nuovi casi si dermatiti da lavoro sono provocate da sostanze chimiche come “idratanti, umettanti, emollienti, agenti protettivi”.

Queste sostanze che provocano la dermatite spesso: “si trovano in tinture per capelli, cere depilatorie, smalti per le unghie, prodotti per il corpo e mettono a rischio estetiste, parrucchieri e chi lavora nei centri benessere”.

Secondo i dermatologi riuniti a Caserta, ad essere potenzialmente esposti alle dermatiti per lavoro sono anche i medici e tutti gli operatori che lavorano negli ospedali perché spesso si trovano ad avere a che fare con dei medicinali che contengono sostanze che possono provocare questa patologia.

Anche giardinieri, idraulici, baristi sono spesso a contatto con sostanze che comunemente provocano le dermatite.

Perfino i tabaccai possono essere colpiti dalla dermatite da lavoro a causa del rivestimento dei noti “gratta e vinci” che contiene anche come sostanza il nichel.

Sono in totale ogni anno 600 i lavoratori che rendo noto che soffrono di pruriti e di nuovi gonfiori, ma secondo i dermatologi sono molte di più le persone che, pur di non perdere il lavoro, non denunciano la loro patologia.

Fabio Ayala direttore del reparto di Dermatologia dell’università Federico II di Napoli ha così commentato l’aumento delle dermatiti da lavoro: “Molti sottovalutano le dermatiti professionali, che invece andrebbero sempre denunciate e trattate. Basterebbe tuttavia utilizzare i giusti mezzi di protezione per evitare problemi: guanti adeguati alla mansione possono prevenire guai in tutti i mestieri manuali. Anche le creme barriera, pur non essendo efficaci come i guanti, possono aiutare a mantenere la cute integra e sana assieme ai prodotti che contengono grassi molto simili a quelli cutanei”.

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