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Sanità, lo scandalo dei ticket fantasma: “Nel Lazio truffa da 100 milioni”

ROMA. Milioni di euro intascati a spese del Servizio sanitario regionale e facendo passare i cittadini per evasori. Sono gli elementi di un caso che a Roma e nel resto del Lazio si configura come “Ticketopoli”. Ingredienti: nome e tessera sanitaria dell’assistito. Al resto, per lucrare sulle esenzioni dal ticket, vere o finte che siano, ci pensa il “sistema”. Quello criminoso di imprenditori della sanità in convenzione e di qualche operatore infedele dei Cup, i centri pubblici di prenotazione delle prestazioni in ospedali, ambulatori o laboratori Asl.

Il meccanismo ricostruito in questi giorni dai funzionari della Regione, che hanno raccolto centinaia di segnalazioni, funzionerebbe così: il cittadino paga di tasca propria una visita o un esame. Per la stessa prestazione, il più delle volte maggiorata e accompagnata da altre mai eseguite, il Servizio sanitario regionale rimborsa per la seconda volta i privati truffaldini che ottengono introiti fino a dieci volte più alti.

Sarebbero migliaia i casi già accertati. Riempiono decine di faldoni pronti a passare, tra qualche ora, dalla Regione alla procura della Repubblica. “Abbiamo incaricato l’ufficio legale”, annuncia il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, commissario di governo per la Sanità regionale, “di presentare denuncia contro quanti, abusando della buona fede dei cittadini e nostra, hanno intascato soldi dai primi e dalla Regione concorrendo a dilapidare le risorse destinate alla salute di tutti”.

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