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Milano, regali e favori ai primari per truccare le gare sui macchinari anti-cancro: arresti e sequestri in tutta Italia

Sapevano come farsi amici i primari, con regali e inviti ai convegni. Riuscivano così a conoscere in anticipo i particolari dei macchinari per la cura del cancro da piazzare negli ospedali, in modo da sbaragliare i concorrenti nelle gare per le forniture. Dà lì, il via a una serie di scambie e favori reciproci a sancire un patto di ferro tra la società che ‘coccolava’ i big degli ospedali e i medici riconoscenti. Dieci gli appalti truccati per un valore di 30 milioni di euro, e quattro manager della svedese Elekta spa in manette. Ma nei guai, indagate, figurano 22 persone tra cui personaggi di rilievo della sanità non solo lombarda. Perquisizioni e sequestri sono stati eseguiti in Asl e ospedali di tutta Italia, in quella che si preannuncia un’inchiesta che potrebbe non finire qui.

Il Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano che conduce le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giulia Perrotti e dal pm Giovanni Polizzi, ha passato al setaccio i documenti in numerosi ospedali ed enti da Pavia a Bologna e fino in Toscana e a Lecce e anche alla Lilt, la Lega italiana lotta ai tumori. Tra i nomi degli indagati, compaiono quelli di Emanuele Pignoli, responsabile della struttura dipartimentale di Fisica medica dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, e di due dirigenti del San Matteo di Pavia: Riccardo Diliberto, direttore del dipartimento di Fisica medica, e Franco Corbella, direttore dell reparto di Terapia oncologica.

I manager della Elekta sono accusati di associazione per delinquere e turbativa d’asta. L’operazione è stata battezzata ‘Gare d’assalto’, come si legge in un comunicato a firma dal procuratore Edmondo Bruti Liberati. Ai domiciliari, su decisione del gip Giuseppe Gennari sono finiti: Fabrizio Mannelli, procuratore della Elekta spa, Davide Sebastiano Casolino, direttore delle vendite, Francesco Cerillo, manager di area della società, Angela Pallotti, anche lei procuratore dell’azienda.

Sequestri di documentazione utile alle indagini sono stati eseguiti all’Ars Liguria, nella Azienda Usl di Bologna, nell’Azienda Sanitaria Locale 02 Lanciano-Vasto-Chieti, presso l’Estar Sud-est del Servizio sanitario della Toscana, presso l’Asl di Lecce. Sequestri anche alla Lega italiana lotta ai tumori, agli Ospedali riuniti Marche Nord, all’Azienda ospedaliera ‘Bianchi Melacrino Morelli’, alla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, alla ‘Società regionale per la sanità spa’, all’Azienda ospedaliera S.Maria di Terni.

A far emergere la vicenda è stata una denuncia, presentata in Procura nell’ottobre 2014, da una funzionaria dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, responsabile della gara per acquistare per un macchinario per le cure oncologiche. La responsabile del procedimento, infatti, era entrata in possesso di uno scambio di email tra un manager della multinazionale svedese e Emanuele Pignoli la cui opinione sarebbe stata determinante nella scelta del macchinario.

Da quelle comunicazioni emergeva che c’erano già stati diversi incontri tra i rappresentanti della società svedese e Pignoli prima della scadenza del bando del valore di 1,9 milioni di euro. Le indagini hanno permesso di accertare che era proprio questo il modus operandi dei dirigenti della Elekta. I manager, ora ai domiciliari, infatti, avvicinavano i primari dei reparti interessati all’acquisto delle loro apparecchiature, li invitavano ai convegni e facevano loro dei regali. In cambio ottenevano anticipazioni sulle specifiche tecniche delle gare che gli ospedali indicevano.

In questo modo, infatti, le offerte Elekta, pur non

essendo vantaggiose dal punto di vista economico, risultavano le migliori sul piano tecnico-scientifico. Mediamente il valore dei nuovi apparecchi acquisiti tramite bando si aggirava trai 2 ai 5 milioni. In cambio il gruppo svedese finanziava borse di studio e forniture extra, finite anche a strutture private dove operavano i primari vicini all’Elekta. Due borse di studio sarebbero state finanziate dalla società tramite la Lega italiana tumori presso l’Istituto tumori di Milano.

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