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Sanità, gare truccate: arrestati i manager della Elekta

Quattro persone, tra responsabili e manager della società Elekta spa che si occupa di forniture di apparecchiature mediche, sono state arrestate con l’accusa di associazione per delinquere e turbativa d’asta. Il Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano che conduce le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Giulia Perrotti e dal pm Giovanni Polizzi, hanno eseguito sequestri di documenti in numerosi ospedali ed enti da Pavia a Bologna e fino in Toscana e a Lecce e anche alla Lega Italiana Lotta ai Tumori.

Nell’ambito dell‘operazione ‘Gare d’assalto’, come si legge in un comunicato firmato dal procuratore Edmondo Bruti Liberati, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari firmata dal gip di Milano Giuseppe Gennari nei confronti di quattro persone: Fabrizio Mannelli, procuratore della Elekta spa, Davide Sebastiano Casolino, direttore delle vendite della Elekta, Francesco Cerillo, manager di area della società, Angela Pallotti, anche lei procuratore dell’azienda. Sequestri di documentazione utile alle indagini sono stati eseguiti all’Ars Liguria, nella Azienda Usl di Bologna, nell’Azienda Sanitaria Locale 02 Lanciano-Vasto-Chieti, presso l’Estar Sud-est del Servizio sanitario della Toscana, presso l’Asl di Lecce. Sequestri anche alla Lega Italiana Lotta ai Tumori, agli Ospedali riuniti Marche Nord, all’Azienda ospedaliera ‘Bianchi Melacrino Morelli’, alla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, alla ‘Società regionale per la sanità spa’, all’Azienda ospedaliera S.Maria di Terni.

Tra gli indagati anche un manager dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. E l’inchiesta è nata proprio a partire da una gara d’appalto dell’istituto per un acceleratore lineare per radioterapia. Uno dei responsabili della gara è venuto a conoscenza di alcune email che parlavano di accordi tra Pignoli e i manager della Elekta. L’azienda, come scrive Milano Today, era in grado di presentare offerte “perfette” circa i requisiti tecnici richiesti, anche se non le più vantaggiose economicamente. Si sospetta che la richiesta dei requisiti fosse “cucita su misura”. La gara dell’Istituto tumori valeva poco meno di 2 milioni di euro. In totale le dieci gare su cui la procura ha indagato valgono qualcosa come 30 milioni. Nessuna prova di tangenti (ovvero passaggi di denaro), ma “ricompense” sotto forma di borse di studio finanziate da Elekta ed erogate dagli istituti e dagli ospedali.

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