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“Sanità pubblica, accesso privato”: Cittadinanzattiva presenta il XVIII Rapporto Pit Salute

Cittadini costretti a sacrificare la propria salute per tempi lunghi e costi insostenibili, quasi ad abituarli progressivamente al privato, a fronte di un servizio pubblico, quale è il Servizio Sanitario Nazionale, che ha sempre più difficoltà a garantire l’accesso alle prestazioni: liste di attesa in aumento, ticket eccessivamente gravosi, presunta malpractice, assistenza territoriale in affanno e servizi per la salute mentale fuori uso. E’ questo il quadro generale che emerge dalla 18° edizione del Rapporto Pit Salute “Sanità pubblica, accesso privato”, presentato oggi a Roma dal Tribunale per i diritti del malato–Cittadinanzattiva.

Continuano ad aumentare rispetto al 2013 le difficoltà riscontrate dai cittadini ad accedere alle prestazioni sanitarie pubbliche: le liste di attesa rappresentano la voce più consistente tra le difficoltà di accesso e riguardano in particolare esami molto diffusi come ecografie con attese medie di nove mesi, ma anche esami molto importanti e delicati come risonanze magnetiche e TAC, con tempi insostenibili soprattutto per quanto riguarda l’area oncologica dove si registra un aumento di segnalazioni anche per radioterapia, chemioterapia e accesso ai farmaci oncologici (dal 9,4 al 12%).

Su oltre 24mila segnalazioni giunte nel 2014 ai PIT salute nazionale e regionali e alle sedi locali del Tribunale per i diritti del malato, un quarto (25%) riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate soprattutto da liste di attesa(58,7%) e ticket(31,4%).

I ticket sono considerati dalle persone come una vera e propria tassa sulla salute, e rappresentano un ostacolo all’accesso alle prestazioni: un peso sempre più insostenibile per i redditi delle famiglie,nonché un paradosso del Servizio Pubblico che respinge i cittadini e li indirizza verso il privato o l’intramoenia, talvolta persino più convenienti per costi o per attese.
“Esiste un problema di accesso alle prestazioni pubbliche, e cosa si fa? Si rinuncia nel 2016 all’ incremento del Fondo Sanitario di due miliardi previsto dal Decreto Enti Locali approvato appena tre mesi fa e che avrebbe potuto eliminare il superticket di 10 euro, riportando il Servizio Sanitario Pubblico ad essere la prima scelta per i cittadini”, ha commentato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.

“Con il Decreto Appropriatezza e con la revisione del Prontuario Farmaceutico Nazionale”, ha continuato, “si riducono le prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, spostando ancora una volta i costi sulle famiglie. Appare chiaro quindi che il Servizio Sanitario Nazionale è considerato sacrificabile e i diritti anche. Con il DDL sulla responsabilità professionale e la conseguente inversione dell’onere della prova sul cittadino, sarà ancor più complicato avere accesso al diritto al risarcimento del danno subito, scaricando sul soggetto più fragile il peso di dover dimostrare la dinamica dei fatti, pur sapendo che non ha gli strumenti per farlo.”

Anche gli ospedali sono alle prese con evidenti difficoltà: lunghe attese al Pronto Soccorso e attività di ricovero sempre più critica per la riduzione dei servizi e del personale. In affanno anche le Asl (26% nel 2013, 35,3% nel 2014): i problemi che solitamente caratterizzavano l’accesso alle strutture ospedaliere, soprattutto in termini di visite specialistiche ed esami di diagnostica, si riversano anche sugli ambulatori che risentono della mancanza di fondi per il personale e per il rinnovo o l’acquisto delle apparecchiature.

L’assistenza territoriale, che ha visto negli anni un aumento delle risorse ad essa destinate, rappresenta la terza voce maggiormente segnalata, facendo emergere una situazione di complessiva inadeguatezza del servizio. Gli ambiti maggiormente critici, rispetto all’assistenza ricevuta, riguardano i medici di famiglia ed altri servizi molto importanti come quelli per la salute mentale.

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