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il Ssn migliora qualità ed efficienza, ma l’Italia è ancora spaccata

Presentato oggi a Roma il Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute. Dalla tempestività degli interventi per frattura al femore e infarto, al calo dei parti cesarei, migliora la fotografia dell’assistenza sanitaria. Ma le disparità geografiche restano molto forti.

Dagli interventi per la frattura al femore ai cesarei, dalla gestione degli infarti alla riduzione dei ricoveri “inutili”, migliorano le performance della sanità italiana. Tuttavia, restano forti le disparità regionali nella qualità e nell’efficienza delle cure e ancora troppe strutture registrano volumi di attività al di sotto degli standard di sicurezza. Sono alcune delle tendenze evidenziate dal Programma nazionale esiti 2015 (Pne) presentato oggi a Roma da Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali) e ministero della Salute. I dati dell’edizione di quest’anno derivano dall’analisi di 63 indicatori di esito/processo, 57 volumi di attività e 26 indicatori di ospedalizzazione. Ecco cosa è emerso in alcuni ambiti ritenuti particolarmente significativi per misurare l’efficienza e la qualità dell’assistenza.

Intervento entro 2 giorni per frattura del collo del femore: +19%
La proporzione di fratture di femore su pazienti over 65 operate entro due giorni è passata dal 31% del 2010 al 50% del 2014. Un dato in crescita che, tuttavia, resta comunque al di sotto dello standard internazionale di almeno l’80%. Nel Pne 2015 si stima che negli ultimi quattro anni sono circa 52 mila i pazienti che hanno beneficiato dell’intervento tempestivo, di cui 21.700 nell’ultimo anno. Oltre a un beneficio in termini di salute, questo risultato si associa anche a un vantaggio in termini di risorse: 470 mila giornate di degenza risparmiate, di cui 180 mila nel 2014.
Il regolamento del ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera fissa al 60% la proporzione minima per struttura di interventi chirurgici entro 48 ore su pazienti con frattura di femore di età superiore a 65 anni. Le strutture che rispondevano a questo standard erano solo 70 nel 2010-2011 e sono 161 nel 2014. Tuttavia, sono solo 44 le strutture con valori superiori all’80% e, viceversa, ben 64 le strutture con valori inferiori al 20% (un intervento su 5 entro i due giorni). Restano ancora 270 circa le strutture al di sotto dello standard previsto. Inoltre, si osserva una forte variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo dello 0,8% a un massimo del 93%.
Confrontando i dati del 2014 con quelli del 2013, si osserva un miglioramento del valore medio regionale in quasi tutte le Regioni, con aumenti più significativi in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria, Lazio, Sardegna e Puglia.

Parti cesarei primari: -2,6%
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sin dal 1985 afferma che una proporzione di cesarei superiore al 15% non è giustificata. Il parto cesare o rispetto al parto vaginale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche. La proporzione di parti cesarei primari in Italia scende lievemente ma progressivamente dal 28,3% del 2010 al 25,7% del 2014, con grandi differenze tra le Regioni e all’interno delle Regioni. In termini assoluti, la riduzione corrisponde a un totale di circa 32mila donne alle quali è stato evitato un cesareo primario negli ultimi 4 anni, con conseguente esposizione a un minore rischio di successivo parto chirurgico. Gli standard del ministero fissano al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1.000 parti e al 15% per le maternità con meno di 1.000 parti. Anche in questo caso, a fronte di un valore nazionale medio del 26% circa, si osserva una notevole variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo del 5% a un massimo del 95%. Nel 2014, rimangono ancora evidenti le differenze tra le regioni del nord Italia e le regioni del sud con valori medi rispettivamente inferiori e superiori al 20% e che, nel caso della Campania sono stabili al 50%.

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Fonte: Programma nazionale esiti 2015

Infarto, angioplastica entro 2 giorni: +9%
La proporzione di infarti trattati con angioplastica coronarica (Ptca) entro 2 giorni è passata dal 32% del 2010 al 41% del 2014. Si osserva una minore variabilità interregionale e una maggiore variabilità all’interno di una stessa regione, con valori per struttura ospedaliera che variano dallo 0,7% a un massimo del 91%. Per quanto riguarda, invece, la mortalità a 30 giorni dopo by-pass aortocoronarico il valore è rimasto sostanzialemtne immutato con una media nazionale del 2,5%, ma rimane una forte variabilità da una struttura all’altra con un’oscillazione fra zeo e 7,6%.

Interventi di ricostruzione dopo tumore mammella: +10%
Quest’anno, per la prima volta, il Pne fotografa i dati sugli interventi di ricostruzione della mammella dopo mastetomia: si è passati dal 35% del 2010 al 45% del 2014. Il dato, anche in questo caso, varia sia all’interno delle regioni che tra le stesse, con valori mediamente più bassi al Sud.

Ricoveri: -1,2 milioni in dieci anni
Dal 2005 al 2014 il numero di ricoveri negli ospedali italiani è sceso di circa 1,2 milioni. A spiegarlo è il direttore scientifico del Pne, Marina Davoli: “Nel 2005 erano stati 7,7 milioni, infatti, nel 2014 risultano 6,5 milioni”. Secondo il direttore generale di Agenas, Francesco Bevere, bisogna “ricordare che dietro ogni dato ci sono delle persone. E sono state 21.700, solo nel 2014, quelle che hanno beneficiato di questo trend positivo di deospedalizzazione. Prolungare la degenza in ospedale significa mettere a rischio la vita delle persone, esponendole ad esempio a un maggior rischio di infezioni. E la prontezza dell’intervento chirurgico va anche nella direzione della riduzione dei costi”.

Volumi di attività
La metà delle strutture ospedaliere è al di sotto del numero minimo di ricoveri e interventi necessari a garantire cure di qualità e un buon esito dell’intervento, abbassando la mortalità.
Se per il tumore del seno la soglia minima è di 150 interventi chirurgici l’anno, nel 2014 solo il 26% delle strutture ospedaliere considerate (123) supera i 150 ricoveri annui, pari comunque a circa il 70% delle pazienti trattate. E ancora, nel 2014 solo il 29% delle strutture ospedaliere (177) supera i 50 ricoveri annui (la soglia minima in questo caso) per cancro del colon, corrispondenti al 68% dei pazienti ricoverati per un intervento contro questo tumore. Per il tumore del polmone, su 149 strutture ospedaliere che effettuano più di 5 ricoveri l’anno, il 45% (67) presenta un volume di attività superiore a 50 ricoveri annui.
Per il tumore dello stomaco, la mortalità a 30 giorni dall’intervento diminuisce decisamente fino al raggiungimento di circa 20-30 operazioni l’anno, continuando a calare lievemente all’aumentare dell’attività. Ebbene, nel 2014 in Italia appena il 30% (117 strutture) presenta più di 20 ricoveri annui, corrispondenti al 59% dei pazienti ricoverati nel 2014 per questo tipo di intervento.
Per quanto riguarda i punti nascita, escludendo le strutture con meno di 10 parti all’anno, nel 2014 gli ospedali con meno di 550 parti/anno sono 123 (24%). Nel 2010 erano 155.

Lorenzin: trend positivo

“C’è un trend positivo di miglioramento, ma è ancora troppo il divario fra le Regioni. È su questo che dobbiamo focalizzare il nostro lavoro”. Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, commenta i dati del Pne 2015 presentati oggi al ministero. A cominciare – spiega Lorenzin – “dal rispetto dei Livelli essenziali di assistenza al Sud e nelle Regioni commissariate o in Piano di rientro”.
Per il Programma nazionale esiti del prossimo anno, invece, il ministro – dopo aver lodato il lavoro svolto da Agenas – suggerisce di “lavorare in sinergia per aumentare il numero degli indicatori, arrivando a registrare tutto, con un lavoro quali-quantitativo a disposizione poi delle Regioni che lo potranno usare come strumento di monitoraggio e intervento”.

Tutti i dati in sintesi: PNE 2015

di Redazione Aboutpharma Online