Federazione Sindacati Indipendenti

Un sistema smart per trainare i letti

Sta per giungere al termine la prima gara di appalto pubblico italiana; è stata voluta dalla Regione Lombardia per l’Ospedale Niguarda

Si può sostenere l’innovazione agendo anche sul fronte della domanda pubblica? La risposta è sì, e per una volta non stiamo parlando di realtà straniere. Anche in Italia si stanno realizzando modelli virtuosi in questo senso: lo prova la prima gara di appalto pubblico precommerciale messa in atto dall’Agenzia regionale acquisti Arca su mandato della direzione Generale Università, Ricerca ed Open Innovation della Regione Lombardia in collaborazione con l’Ospedale Niguarda di Milano e in raccordo con la DG Welfare.

Il progetto, che ha preso il via qualche anno fa, sta per giungere al termine. Dopo la gara che ha visto in campo nella prima fase sei concorrenti, quattro progetti messi a punto hanno superato la seconda fase. Due di questi progetti sono giunti alla terza fase, la cui conclusione è prevista per il 2016. La tematica che ha visto coinvolti diversi “competitor” innovativi è sicuramente di grande importanza per chi vive ogni giorno la realtà degli ospedali. L’obiettivo è infatti rappresentato da una sorta di “sistema intelligente” universale ed economico in grado di trainare i letti di degenza tra corsie e reparti, con sistemi di sicurezza che impediscano le collisioni e che possa muovere i letti stessi senza corsie preferenziali, anche in percorsi tortuosi. Con questa soluzione innovativa si punta a limitare gli infortuni per gli operatori, legati proprio alla movimentazione di letti ed eventualmente barelle. La richiesta di un approccio di questo tipo nasce proprio dalle richieste di Regione Lombardia e dell’ospedale Niguarda, che hanno identificato, analizzando quanto disponibile sul mercato, questo bisogno tecnologico non soddisfatto.

“Questo è un tipico esempio di appalto pubblico pre-commerciale, istituto di derivazione comunitaria, finalizzato a promuovere l’innovazione tecnologica tramite l’acquisto “non in esclusiva” di servizi di ricerca applicata e sviluppo sperimentale, prima della fase di commercializzazione – spiega Armando De Crinito, Direttore Generale Vicario della Direzione Generale Università, Ricerca e Open Innovation di Regione Lombardia. – Con questo approccio esiste una sostanziale condivisione dei rischi e dei benefici alle condizioni di mercato tra acquirente pubblico e soggetti appaltatori: diverse imprese sono quindi chiamate a sviluppare, in modo parallelo e concorrente, soluzioni innovative – ovvero non presenti sul mercato – idonee a fronteggiare le esigenze e le sfide poste dal settore pubblico”. In questo modo la Regione Lombardia, con un modello virtuoso, non è più solamente un semplice finanzatore di progetti innovativi, ma diventa una sorta di “co-innovatore”, capace di incidere sui piani di ricerca e sviluppo delle imprese e quindi indirizzarli verso obiettivi che possano andare a rispondere ai fabbisogni identificati dal settore pubblico, per orientarli verso il soddisfacimento del reale interesse pubblico.

“L’appalto pubblico pre-commerciale consente di garantire alla collettività servizi di elevata qualità a minore costo, di creare rapidamente nuovi mercati di sbocco di beni e servizi ad alto contenuto innovativo e quindi di sostenere in modo virtuoso la prestazione competitiva delle imprese, soprattutto quelle piccole e medie – precisa De Crinito”. Sistema pubblico e ricerca innovativa diventano quindi stretti partner fin dall’inizio del processo di gara. Il primo diventa la fonte dell’individuazione del fabbisogno tecnologico non soddisfatto, mentre gli operatori del settore si assumono l’onere di sviluppare soluzioni innovative – a partire dall’ideazione fino allo sviluppo iniziale di quantità limitate di prodotti o servizi sperimentali, con il committente, ad esempio un’azienda ospedaliera come in questo caso, che diventa un partner promotore che esprime il bisogno e che si affianca alla pubblica amministrazione cofinanziatrice. In questo modo l’ospedale riesce a sperimentare senza assumersi il costo di una fornitura allargata e le imprese riescono a mettere a punto un’innovazione realmente utile e arrivano prima al mercato. La ricetta, ovviamente, prevede la massima trasparenza. “Non si configura un “aiuto di stato” – puntualizza De Crinito -.

Il sistema si basa sulla massima trasparenza, concorrenza e correttezza rispetto alle condizioni reali del mercato e consente ai servizi pubblici di aprirsi a quanto di meglio i mercati possano offrire, anche di respiro internazionale. Per promuovere la partecipazione alla gara – e quindi lo sviluppo di soluzioni innovative fino alla fase progettuale – è previsto inoltre un corrispettivo finanziario per i quattro concorrenti che superano la prima fase e per i due che superano la seconda fase”. Per chi vuole anche una “ciliegina”, non manca l’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa.

Nella fase ultima di sviluppo, quando si arriva a sperimentare il prototipo realizzato, sono previste anche regole che portino a contribuire a migliorare il soddisfacimento dei diritti umani e le condizioni di lavoro lungo tutta la catena di fornitura, favorendo lo sviluppo del mercato dei prodotti realizzati rispettando anche questi “paletti”. La condivisione di rischi e benefici, insomma, è totale, anche sotto l’aspetto etico. “I diritti di proprietà industriale e/o intellettuale e i conseguenti diritti di utilizzazione economica sono naturalmente attribuiti in via esclusiva al fornitore che ha ideato e realizzato la soluzione Innovativa e che sarà titolare unico ed esclusivo del brevetto o di qualsiasi altro diritto di proprietà industriale e/o intellettuale – conclude De Crinito.

Ma Regione Lombardia e l’Ospedale Niguarda, trascorsi cinque mesi dalla stipula del contratto, potranno utilizzare i risultati di ricerca e sviluppo sperimentale e avranno il diritto di ricevere, in quanto co-finanziatore e promotori della fase iniziale di ricerca, una compensazione finanziaria sotto forma di compartecipazione ai ricavi derivanti dalle future vendite commerciali”. Gli eventuali introiti saranno destinati all’attivazione di ulteriori appalti in “co-sharing”. E così il circolo virtuoso si chiude.

diFederico Mereta
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