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Riposo obbligatorio per medici infermieri ospedalieri: rivoluzione in Sicilia

Mercoledì 25 novembre entra in vigore la pausa obbligatoria imposta dalla normativa europea: i medici ospedalieri – ottantamila in Italia – non potranno lavorare più di undici ore di fila, dovranno spezzare il turno e riposare. Una rivoluzione per le strutture sanitarie italiane, pubbliche e private. L’obbligo non comporta solo una nuova organizzazione del lavoro, ma un “ripensamento” della professione medica, a sentire i pareri più ricorrenti. C’è infatti chi ritiene che non si possa ingabbiare il medico in una contabilità oraria. Emergono resistenze, oltre che difficoltà oggettive, che spiegano per quale ragione l’Italia è l’ultimo dei Paesi europei ad allinearsi alla normativa vigente da quindici anni in EU.

Non si tratta di un passaggio indolore. Ci sono strutture sanitarie, come i Centri trapianti – l’Ismett di Palermo fra gli altri – che dovranno fare i conti con l’orario di lavoro spezzato. I chirurghi di una èquipe che si occupa di trapianti effettuano talvolta turni di diciotto ore. La pausa obbligata potrebbe comportare la rinuncia all’intervento.

Nonostante perplessità e mugugni, la pausa è legge e deve essere rispettata. Sono previste sanzioni molto pesanti per gli enti che trasgrediscono. L’obbligo del riposo, del resto, viene richiesto con motivazioni inoppugnabili. Il New England Journal of Medicine ha reso noto che “la mancanza di sonno dovuta a turni lavorativi prolungati è il tallone d’Achille della professione medica, il 30 per cento degli errori evitabili avviene nelle ore di fine turno di notte».

Istituire i turni, tuttavia, non sarà una passeggiata. Ci sono strutture ospedaliere che hanno subito il taglio dei costi, che ha inciso sulle piante organiche, ridotte all’osso. In 10 anni, riferisce il Corriere della Sera, “potrebbero mancare all’appello 15 mila specialisti”. Ci vorranno, calcola l’Anao, cinquemila nuovi medici subito. Senza l’immissione di nuovi medici il “riposo” obbligatorio si trasforma in un problema, grave quanto la pericolosa stanchezza dei medici. Liste di attesa più lunghe per i malati, potrebbero saltere visite e interventi chirurgici.
Il Presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato, non ha dubbi: l’accoglimento della normativa europea è necessario, anzi si è tirato a lungo la corda. Un medico stanco, osserva Amato, non è lucido, e può commettere errori.

“La sicurezza delle persone, osserva, deve essere la stella polare, sempre e comunque. Il medico reduce di una notte di lavoro, talvolta faticosissima, costituisce un rischio grave. I turni notturni, tra l’altro, non sono tutti uguali, perché ci sono reparti, in ospedali e cliniche, che tengono sveglio il medico per l’intero turno. E’ assurdo pretendere che il giorno successivo il medico sia nel pieno delle sue capacità. Certo, chiosa il Presidente dell’Ordine dei Medici, non può essere la spending review a guidare le scelte dell’assistenza sanitaria. Ci sono tagli che incidono sulla sicurezza, e vanno perciò evitati”.
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