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Indennità per infortunio: silenzio dell’INAIL e prescrizione

In quanto tempo si prescrive il diritto nei confronti dell’INAIL per ottenere l’indennità da infortunio nel caso di silenzio dell’Istituto sulla domanda? In tema di prestazioni assistenziali il decorso dei centocinquanta giorni per la liquidazione in via amministrativa della prestazione indennitaria prevista dal Testo Unico sull’assicurazione obbligatoria e sulle malattie professionali, senza che l’Istituto si sia pronunciato, comporta il formarsi del silenzio rigetto, e quindi l’esaurimento del procedimento amministrativo e, con esso, la cessazione della sospensione della prescrizione.

Con una interessante sentenza, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha affermato un importante principio in tema di prestazioni assistenziali, in particolare ribadendo che il decorso dei centocinquanta giorni per la liquidazione in via amministrativa della prestazione indennitaria prevista dal TU sull’assicurazione obbligatoria e sulle malattie professionali, senza che l’Istituto si sia pronunciato, comporta il formarsi del silenzio rigetto, e quindi l’esaurimento del procedimento amministrativo e, con esso, la cessazione della sospensione della prescrizione.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra l’INAIL ed un lavoratore.
In sintesi, i fatti.

La Corte di appello, in riforma della sentenza del Tribunale (che aveva ritenuta prescritta la domanda in quanto proposta oltre il triennio dall’infortunio), condannava l’INAIL a costituire in favore dell’appellante M.M. una rendita ragguagliata ad un grado di inabilità permanente pari al 18% dal 13.3.1991.

La Corte d’appello osservava che la domanda di infortunio si doveva ritenere proposta sin dall’originaria richiesta dell’indennità temporanea per l’infortunio (occorso il 12.12.1999 e stabilizzatosi il 12.3.1991) , ma il termine era stato sospeso per l’iter amministrativo conclusosi solo con la visita collegiale del 6.6.1997, poi comunicata dall’INAIL (che in sostanza aveva concesso la temporanea già nel 1991 ma negato quella permanente nel 1997).

Da tale data decorreva il termine prescrizionale in effetti rispettato posto che il ricorso di primo grado era del 9.7.1998. Il termine dei 150 gg. di sospensione del termine per espletamento dell’iter non vincolava al suo decorso il lavoratore a proporre il ricorso giudiziario; l’entità dell’infortunio era pacificamente del 18% e non era stato contestato.
Contro tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’INAIL in particolare sostenendo l’erroneità della sentenza di appello: era infatti decorso il termine di tre anni più 150 gg. dalla stabilizzazione dell’infortunio alla proposizione del ricorso.

Dopo il 150 gg. l’assicurato avrebbe dovuto proporre ricorso giudiziario.

La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della Suprema Corte ma che, per la sua importanza, dev’essere qui ribadito.
In particolare, osservano gli Ermellini, il motivo appariva fondato alla luce della giurisprudenza più recente della Cassazione secondo cui la sospensione della prescrizione triennale dell’azione per il riconoscimento delle prestazioni da infortunio sul lavoro e malattie professionali (art. 111, co. 2, d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124), opera limitatamente al decorso dei centocinquanta giorni previsti per la liquidazione amministrativa delle indennità dal terzo comma della stessa disposizione: la mancata pronuncia definitiva dell’INAIL entro il suddetto termine configura una ipotesi di “silenzio significativo” della reiezione dell’istanza dell’assicurato e comporta, quindi, l’esaurimento del procedimento amministrativo e, con esso, la cessazione della sospensione della prescrizione.

Dagli atti si rileva come il provvedimento di rigetto dell’INAIL era del 21.10.1996 (ribadito poi il 6.6.1997) e quindi ben oltre il termine prescrizionale anche incrementato dei 150 gg. di sospensione, per cui l’impugnazione tempestiva di tale provvedimento era inidonea in quanto il diritto era già prescritto.
Anche gli accertamenti medici disposti nel Maggio del 1996 (a prescindere dalla questione del loro rilievo interruttivo) erano intervenuti allorché il termine prescrizionale era già decorso.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’esegesi operata dalla Suprema Corte, il decorso dei centocinquanta giorni per la liquidazione in via amministrativa della prestazione indennitaria prevista dal TU sull’assicurazione obbligatoria e sulle malattie professionali, senza che l’Istituto si sia pronunciato, comporta il formarsi del silenzio rigetto, e quindi l’esaurimento del procedimento amministrativo e, con esso, la cessazione della sospensione della prescrizione.
Precedenti giurisprudenziali: Cass., Sez. L, sentenza n. 25261 del 4/12/2007

A cura della Redazione ipsoa.it

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