Federazione Sindacati Indipendenti

Credito previdenziale, iscrizione a ruolo, termine decadenziale, accertamento

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI – L CIVILE

Ordinanza 29 gennaio – 23 marzo 2015, n. 5792

(Presidente Curzio – Relatore Mancino)

Svolgimento del processo e motivi della decisione

1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio.

2. La Corte di Appello di Firenze, in accoglimento del gravame svolto dall’INPS, ha rigettato l’opposizione svolta da N.L. avverso la cartella esattoriale per il pagamento di contributi omessi e sanzioni amministrative.

3. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione N.L. affidato a due motivi con i quali, deducendo violazione di legge, si censura la statuizione impugnata per violazione degli artt. 25 e 36, co.6 d.lgs. n. 46/99, per non avere la Corte territoriale rilevato la decadenza dell’INPS dall’iscrizione a ruolo (non avvenuta entro il 31.12.2005) (primo motivo); e, per violazione dell’art. 116 L.388/2000, per avere ritenuto evasione contributiva la fattispecie inserita in un complesso contenzioso inerente all’obbligo alla doppia iscrizione dei soci/amministratori di società di capitali (secondo motivo).

4. Resiste con controricorso l’INPS.

5. II primo motivo di ricorso è qualificabile come infondato.

6. Questa Corte, con sentenza n. 26395/2013, ha già statuito sulla questione posta dal primo motivo, nei termini che seguono.

7. L’opposizione avverso la cartella esattoriale di pagamento dà luogo ad un giudizio ordinano di cognizione su diritti ed obblighi inerenti al rapporto contributivo, con la conseguenza che l’ente previdenziale convenuto può chiedere, oltre che il rigetto dell’opposizione, anche la condanna dell’opponente al pagamento del credito di cui cartella, senza che ne risulti mutata la domanda (cfr. Cass. 23600/2009; Cass. 5763/2002).

8. Ciò perché l’iscrizione a ruolo è solo uno dei meccanismi che la legge accorda all’INPS per il recupero dei crediti contributivi, ferma restando anche la possibilità che l’istituto agisca nelle forme ordinarie (su tale alternativa, per l’analoga posizione dell’INAIL, v. anche Cass. 14149/2012).

9. Questa S.C. ha altresì statuito (v. Cass. n. 13982/07), che la cartella esattoriale costituisce non un atto amministrativo, ma un atto della procedura di riscossione del credito (i cui motivi sono già stati indicati e la cui liquidazione è già stata effettuata nei verbali di accertamento redatti dagli ispettori e notificati alle parti).

10. E se all’esito del giudizio di opposizione il credito contributivo viene accertato in misura inferiore a quella azionata dall’istituto, il giudice deve non già accogliere sic et simpliciter l’opposizione, ma condannare l’opponente a pagare la minor somma.

11. Va ribadito che un eventuale vizio formale della cartella o il mancato rispetto del termine decadenziale previsto ai fini dell’iscrizione a ruolo comporta soltanto l’impossibilità, per l’istituto, di avvalersi del titolo esecutivo, ma non lo fa decadere dal diritto di chiedere l’accertamento in sede giudiziaria dell’esistenza e dell’ammontare del proprio credito.

12. In breve, quella di cui all’art. 25 cit. d.lgs. n. 46/99 è una decadenza processuale e non sostanziale, come confermato: a) dal tenore testuale della norma, che parla di decadenza dall’iscrizione a ruolo del credito e non di decadenza dal diritto di credito o dalla possibilità di azionarlo nelle forme ordinarie; b) dall’impossibilità di estendere in via analogica una decadenza dal piano processuale anche a quello sostanziale (per principio generale le norme in tema di decadenza sono di stretta interpretazione: cfr., ad esempio, Cass. 8350/2012); c) dalla non conformità all’art. 24 Cost di un’opzione interpretativa che negasse all’istituto la possibilità di agire in giudizio nelle forme ordinarie; d) dalla ratio, evincibile anche dai lavori preparatori, dell’introduzione del meccanismo di riscossione coattiva dei crediti previdenziali a mezzo iscrizione a ruolo, intesa a fornire all’ente un più agile strumento di realizzazione dei crediti (ritenuto costituzionalmente legittimo da Corte cost. ord. n. 111/07), non già a renderne più difficoltosa l’esazione imponendo brevi termini di decadenza; e) dal rilievo che la scissione fra titolarità del credito previdenziale e titolarità della relativa azione esecutiva (quest’ultima in capo all’agente della riscossione) mal si concilierebbe con un’ipotesi di decadenza sostanziale.

13. E’ qualificabile, invece, come manifestamente fondato il secondo motivo concernente il regime sanzionatorio applicabile nella specie.

14. Come già, ritenuto da Cass. n. 18745 del 2013, l’evoluzione normativa e giurisprudenziale induce a far escludere l’intenzione specifica di occultare il rapporto che faceva insorgere l’obbligo di versamento alla gestione commercianti e, quindi, l’integrazione della fattispecie di evasione contributiva, ai sensi della L.n. 388 del 2000, art. 116.

15. Ciò perché la regola interpretativa che nega ogni rilievo all’attività prevalente, espressa dalla norma risultante dalla disposizione interpretata (L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 208) e dalla disposizione di interpretazione autentica (D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, comma 11), a differenza di quanto si poteva ipotizzare alla luce della disposizione precedente, è sopraggiunta successivamente al periodo 1998/2004 di cui alla cartella opposta.

16. Va, pertanto, ravvisata la più lieve fattispecie della omissione contributiva.

17 Va quindi accolto il secondo motivo di ricorso e rigettato il primo. La sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio, anche per le spese, alla stessa Corte d’appello

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso e rigetta il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla stessa Corte d’appello, in diversa composizione.