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Lombardia: manager della Sanità bocciati al ‘quizzone’ per selezionare i migliori, ma promossi in busta paga

Bocciati dal triumvirato incaricato da Roberto Maroni di selezionare i migliori candidati, tra cui scegliere i nuovi manager. Ma promossi appena sette giorni prima, con tanto di premi di risultato che vanno da un minimo di 17mila e 500 euro, a un massimo di 29mila e 400. Accade a 14 dei direttori della sanità che non hanno passato il quiz voluto dai saggi Luca Vago, Cristina Masella e Francesco Longo, e per questo sono stati esclusi dalla short list. Ma non dai bonus dati ogni anno dalla Regione dopo la valutazione dell’operato dei dg (le cosiddette pagelle). Nessuno è stato giudicato insufficiente, nonostante la successiva bocciatura: un rebus.
Sanità, Maroni: “Bonus ai manager bocciati? Ora si cambia musica”

La vicenda è quella del clamoroso esito del “quizzone” voluto dal trio di saggi incaricati da Maroni per scegliere i candidati migliori da inserire in una rosa di nomi tra cui il governatore potrà scegliere nelle prossime settimane i nuovi vertici delle strutture sanitarie lombarde. Dei trentasei direttori generali che hanno partecipato al test, solo in 18 sono stati promossi: la metà è uscita bastonata dal test.

Come il forzista Armando Gozzini, manager di Busto che però secondo le pagelle del Pirellone, tra i direttori di ospedali, durante il 2014 è stato il migliore, tanto da meritare un premio poco sotto i 29mila e 400 euro. Stesso discorso, sempre in area Forza Italia, per Piero Caltagirone e Giorgio Scivoletto (indagato nell’inchiesta Mantovani): entrambi non hanno passato l’esame, ma otto giorni fa hanno guadagnato un bonus tra i 23 e i 26mila euro. Come Giovanni Michiara, vicino a Paolo Berlusconi e direttore del Fatebenefratelli, ed Ermenegildo Maltagliati, dg leghista di Garbagnate: tutti e due con premio tra 20.400 e 23.200 euro, ma fuori dai 100 da cui Maroni pescherà i 40 nuovi manager di Asst (i nuovi ospedali), Ats (le nuove Asl), istituti di ricerca e Areu (che coordina il 118).

Come si concilino le bocciature da un lato, e i premi assegnati dall’altro, resta un mistero. Che in Regione è destinato a creare imbarazzi. Anche perché alcune esclusioni, come quella dell’ex assessore maroniana Maria Cristina Cantù, hanno destato sorpresa. E diversi malumori: i capigruppo di maggioranza si riuniranno domani, e la questione terrà banco. Soprattutto in Forza Italia, i cui manager sono stati i più ‘falciati’.

A differenza dei leghisti di Varese e dei ciellini più giovani, tutti promossi. E se i Pd Sara Valmaggi e Carlo Borghetti plaudono “al rinnovamento” e ricordano che “la short list è stata inserita su nostra richiesta”, il capogruppo azzurro Claudio Pedrazzini qualche perplessità ce l’ha: “È vero che abbiamo scelto con Maroni un nuovo metodo di selezione. Ma i direttori attuali sono stati valutati tre anni fa positivamente: forse per coloro in carica si doveva mantenere
l’idoneità. Senza usare il termine bocciatura”. Che agli esclusi dalla short list dà parecchio fastidio: in tanti sarebbero già pronti a fare ricorso. Gli unici che non protestano? Coloro che non hanno fatto il quiz, perché in pensione o vicini al ritiro, come Luigi Macchi del Policlinico, Walter Locatelli e Fabio Russo delle Asl di Milano e Lodi. O che non hanno partecipato per evitare conflitti d’interessi, come il dg del Welfare Walter Bergamaschi.

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