Federazione Sindacati Indipendenti

Reintegra del lavoratore ex art. 18 si applica anche al pubblico impiego

L’art. 18 della legge n. 300 del 1970, come novellato dalla L. n. 92 del 2012, al comma 1 ricollega la sanzione della reintegra del lavoratore a talune altre ipotesi di nullità del licenziamento elencate dalla legge, compresa quella conseguente alla contrarietà a norme imperative.

Più in particolare la violazione, nell’iter disciplinare sfociante nel licenziamento di un dipendente pubblico, dell’art. 55 comma 4 del D.Lgs. n. 165 del 2001 trova, quale sanzione, la tutela reintegratoria del lavoratore, escludendo quella indennitaria.

Nella fattispecie un consorzio in liquidazione aveva impugnato la sentenza con la quale il Tribunale di Agrigento aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento disciplinare intimato nel 2012 ad un proprio dirigente per violazione dell’art. 55 del D.Lgs. n. 165 del 2001, disciplinante il rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

La Corte d’Appello di Palermo confermò la sentenza impugnata, e la decisione approda infine in Piazza Cavour dove il ricorso viene rigettato in toto.

Nel ricorso il consorzio lamentava la violazione del comma 4 dell’art. 55 sopra richiamato, per avere la sentenza di secondo grado ritenuto che l’ufficio per i procedimenti disciplinari fosse un collegio perfetto e per aver ravvisato la nullità del provvedimento disciplinare, in quanto non era stato rispettato il requisito della collegialità.

La Sezione Lavoro spiega che, ai sensi della norma imperativa contenuta nell’art. 55, ogni amministrazione deve individuare, tra i propri uffici, uno competente a contestare gli addebiti disciplinari ai dipendenti e ad occuparsi di tutto l’iter procedimentale scandito dal richiamato decreto; ufficio che, in conformità alla medesima norma imperativa, deve avere composizione collegiale.

Dagli atti di causa emerge che il procedimento promosso nei confronti del dirigente, nella specie controricorrente, era stato intrapreso, istruito e concluso da un solo membro dell’ufficio preposto dal consorzio ai procedimenti di natura disciplinare.

Più in dettaglio, secondo il ricorrente non poteva riscontrarsi alcuna violazione di legge, poiché il collegio doveva definirsi “imperfetto”, potendo quindi operare anche senza la contemporanea presente dei membri.

La Suprema Corte osserva che nel caso de quo, anche a voler sposare la tesi della collegialità imperfetta, il componente aveva di fatto operato come un organo monocratico, in violazione dei dettami contenuti nella normativa richiamata nonché del regolamento del consorzio ricorrente.

Confermata la violazione del comma 4 dell’art. 55, la Corte condivide la conseguente nullità del licenziamento disciplinare.

Con altro motivo il consorzio ricorrente deduceva la violazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, così come novellato nel 2012, e dell’art. 51 del D.Lgs. n. 165 del 2001, per aver la sentenza impugnata ritenuto non applicabile, al settore dell’impiego pubblico contrattualizzato, il richiamato art. 18.

Secondo il ricorrente, infatti, l’art. 18 stabilisce, in caso di meri vizi formali del recesso, la sola tutela indennitaria anziché quella reintegratoria.

La Corte non mette in dubbio l’applicazione, alla fattispecie sottoposta al vaglio di legittimità, dell’art. 18, come novellato dalla L. n. 92 del 2012, rilevando tuttavia, che il nuovo comma 1 ricollega la sanzione della reintegra anche ad altre ipotesi di nullità elencate dalla legge, tra le quali quella per contrarietà a norme imperative e, più in particolare, quella di cui all’art. 55 comma 4.

Altalex Nota di Laura Biarella