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Pillola del giorno dopo: niente ricetta dopo i 18 anni

“Si è finalmente chiuso un capitolo”. Il ginecologo Silvio Viale, responsabile del Servizio Unificato di IVG (interruzione volontaria di gravidanza) all’Ospedale Sant’Anna di Torino non usa la parola “vittoria” per commentare la decisione dell’Aifa sulla pillola del giorno dopo: nessuna ricetta per chi ha più di 18 anni. Dopo 16 anni di battaglie lo stato d’animo di Viale è quello di chi ce l’ha fatta.

Nel 2010 fu sanzionato dell’Ordine dei medici

Nel 2010 Viale fu anche sanzionato dall’Ordine dei medici per aver prescritto sin dal 2004, alle donne che ne facevano richiesta, per le strade e davanti alle scuole la Norlevo e la Lonel (le due pillole a base di levonorgestrel).

“Prima dell’arrivo, nel 2000, del farmaco specifico Norlevo la contraccezione di emergenza si faceva nei consultori dove venivano date alle donne, senza bisogno di alcuna ricetta, le pillole anticoncezionali a dosaggi maggiori di ormoni”, ricorda Viale.

Per la Norlevo invece è stato prescritto l’obbligo di ricetta non ripetibile, perché?
Ho fatto subito notare l’incongruenza tanto più che in Europa questo obbligo non c’era e anche negli Stati Uniti era stato tolto già ai tempi dell’amministrazione Bush. Un obbligo che si basava sul pregiudizio, infondato, che si trattasse di un farmaco abortivo. In realtà non lo è affatto in quanto la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha chiarito che la gravidanza inizia quando avviene l’impianto dell’embrione nell’utero e questa pillola agisce molto prima: tra il rapporto sessuale e l’ovulazione, ritardandola. Per questo prima si assume e maggiore è la sua efficacia.

Ma è assodato da tempo che la pillola del giorno dopo non è abortiva…
In Italia ufficialmente solo dal 2011 quando il Consiglio Superiore di Sanità lo ha dichiarato con certezza facendo cadere il vecchio pregiudizio che la Norlevo agisse intercettando l’uovo fecondato.

Poi cos’è successo?
Che è arrivata anche la cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo, Ella One, a base di ulipristal acetato. Dopo un lunghissimo iter procedurale e dopo anni rispetto ad altri Paesi europei, alla fine è stata registrata anche in Italia, ma con l’obbligo della ricetta medica e di presentare un test di gravidanza. Un’assurdità venuta meno solo nel maggio scorso.

Perché per Ella One l’obbligo di ricetta è caduto prima che per la Norlevo?
Semplicemente perché la Hra Pharma, che distribuisce in Italia sia l’una che l’altra, sulla base delle linee guida dettate dall’Agenzia europea del farmaco in un primo tempo aveva fatto richiesta all’Aifa solo per Ella One. Successivamente la richiesta è stata avanzata anche per la Norlevo. Ora rimane da “liberare” anche il Lonel della Schering.

Ma l’Aifa può procedere solo su richiesta della casa farmaceutica o anche su iniziativa di altri?

Ah è un dubbio che mi rimane. Per esempio per quanto riguarda la RU486, la cosiddetta pillola abortiva, lo scorso luglio io e altri ginecologi del Sant’Anna con una lettera abbiamo chiesto all’Aifa di estendere a 63 giorni di gravidanza, anziché gli attuali 49, il periodo entro cui una donna può assumere questo farmaco. Del resto in tutta Europa è già così e anche nel bugiardino c’è l’indicazione dei 63 giorni. Ancora non abbiamo avuto alcuna risposta però.

La sua battaglia continua dunque per la Ru486?
Certo, l’altro obiettivo è l’abolizione dell’obbligo di ricovero di tre giorni.

In alcune Regioni, come il Lazio, la Liguria e l’Emilia-Romagna, è già possibile somministrare il farmaco in day hospital. Noi al Sant’Anna lo facciamo anche contro le prescrizioni della Regione Piemonte.

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