Federazione Sindacati Indipendenti

Licenziamento illegittimo: responsabilità del sindacato per inadempimento del mandato

Tribunale di Venezia

Sezione II Civile

Sentenza 17 aprile 2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI VENEZIA – II SEZIONE CIVILE

IL DR. LUCA BOCCUNI IN FUNZIONE DI GIUDICE UNICO

ha pronunciato, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., così come modificato dalla l. n. 69/2009, la seguente

SENTENZA

Nella causa civile promossa

da

P. S., (omissis)

ATTRICE

CONTRO

***, in persona del legale rappresentante pro tempore, (omissis)

CONVENUTA

(OMISSIS)

FATTO E DIRITTO

Con atto di citazione di data 12.2.2010, P. S., premettendo di essere stata dipendente di certa M. F. s.r.l. e di essere stata licenziata con comunicazione del 15.2.2007 per chiusura dell’attività, ha allegato di avere conferito mandato a *** al fine di impugnare detto licenziamento, in forza di quanto previsto dall’art. 6 l. n. 604/1966, avendo ella scoperto che, diversamente da quanto indicato, in realtà l’azienda sarebbe stata ceduta a titolo oneroso a certa P. di G.S. e C. s.n.c., con conseguente certa illegittimità del recesso dal contratto di lavoro e proprio diritto ad ottenere il risarcimento, a mente del disposto dell’art. 8 della legge già menzionata.

L’attrice ha affermato che l’organizzazione sindacale avrebbe fatto richiesta di tentativo di conciliazione prodromico all’impugnazione del licenziamento, ma in un secondo momento avrebbe chiesto l’annullamento della convocazione presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Venezia, avendo ella scoperto la circostanza solo recandosi presso la commissione e senza avere ottenuto, neppure successivamente, alcuna spiegazione plausibile e convincente.

Decorso inutilmente il termine per proporre impugnazione del licenziamento, l’attrice ha affermato la responsabilità dell’organizzazione sindacale per inadempimento del mandato conferito, con richiesta di risarcimento del danno, anche morale, commisurato in ogni caso nell’importo che ragionevolmente ella avrebbe ottenuto dal Giudice del Lavoro presso il quale l’impugnazione del licenziamento sarebbe stata verosimilmente accolta.

Costituendosi in giudizio, *** ha preliminarmente eccepito la nullità della citazione per indeterminatezza dei fatti posti a sostegno della domanda. Nel merito, la convenuta ha osservato di non avere mai ricevuto mandato al fine di impugnare il licenziamento, dovendo peraltro la procura in argomento essere rilasciata per iscritto. *** ha concluso per il rigetto delle pretese attoree, contestando anche il danno asseritamente subito da P..

Preliminarmente, deve ribadirsi l’infondatezza dell’eccezione di nullità dell’atto introduttivo del giudizio, così come formulata da parte convenuta. Va osservato che l’atto di citazione appare assolutamente chiaro nell’allegare il titolo costituente la causa petendi della pretesa risarcitoria avanzata e costituito dall’affermato incarico di mandato conferito da P. S. all’organizzazione sindacale, avente ad oggetto l’impugnazione del licenziamento subito, a norma dell’art. 6 l.n. 604/1966, impugnazione che la *** non avrebbe inoltrato alla datrice di lavoro, con ciò verificandosi l’inutile decorso del termine per proporre l’opposizione e la perdita di ogni credito risarcitorio da farsi valere nei confronti della società datrice di lavoro.

In altre parole, l’attrice ha introdotto, quale materia del contendere, l’inadempimento del contratto di mandato avente ad oggetto lo specifico incarico conferito all’organizzazione sindacale di introdurre l’impugnazione stragiudiziale entro i termini di cui al citato art. 6 l. n. 604/1966.

Ciò detto e sempre in via preliminare, va anche evidenziato come la memoria ex art. 183 comma 6 n. 1) c.p.c. di P. S. ha certamente ampliato l’oggetto del contendere, introducendo domande inammissibilmente nuove, non potendosi affermare che la pretesa risarcitoria fatta valere in via extracontrattuale, ovvero la pretesa azionata quale inadempimento degli obblighi assunti nell’ambito della allegata gestione di affari altrui, possano ritenersi mera precisazione della domanda originariamente fondata sul solo titolo contrattuale costituito dall’affermato mandato.

Consegue che tutte le domande nuove debbono reputarsi inammissibili, essendo detta inammissibilità rilevabile d’ufficio, indipendentemente dalle eccezioni che in punto parte convenuta potrebbe sollevare.

Limitando, quindi, il giudizio di merito all’inadempimento del mandato conferito per impugnare il licenziamento, deve osservarsi che, in caso di contestazione della sussistenza del titolo, incombe sul creditore l’onere di dare prova del rapporto negoziale dedotto in causa, onere che può essere assolto anche a mezzo di presunzioni.

Infatti, il rapporto di mandato vincolante le parti non richiede la prova scritta, così come non è richiesta alcuna procura o ratifica scritta affinché l’organizzazione sindacale possa efficacemente interrompere con atto formale il termine di decadenza per proporre impugnazione al licenziamento in nome del lavoratore, a norma dell’art. 6 l. n. 604/1966 (Cass. n. 26514/2013).

Gli elementi raccolti in giudizio hanno condotto al convincente accertamento del mandato dedotto, essendo certo che *** ha ricevuto incarico di fornire assistenza nell’ambito della lite relativa all’opposizione al licenziamento di P.S., posto che è pacifico, da quanto risulta dalle prove orali acquisite in giudizio, che sono stati effettuati mediante l’intervento sindacale svariati incontri con la parte datoriale al fine di risolvere la lite.

Ora, dalla documentazione dimessa in atti risulta che la *** ha avuto specifico mandato da P. S. di assistenza nella controversia in questione attinente al licenziamento intimato da M. F. s.r.l., tanto da darne atto nella richiesta di convocazione presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Venezia per il tentativo obbligatorio di conciliazione (doc. n. 16 di fascicolo attoreo).

Peraltro, detto mandato di assistenza non può che comprendere tutto quanto necessario per tutelare la dipendente dal licenziamento asseritamente subito in modo illegittimo, mandato comprensivo anche dell’impugnazione stragiudiziale di detto licenziamento, essendo evidente che il mandatario professionale, quale è l’organizzazione sindacale convenuta, avrebbe comunque dovuto adempiere all’incarico in modo diligente, e, quindi, primariamente inviando l’opposizione al licenziamento ala datrice di lavoro dell’attrice, onde evitare il decorso dello stretto termine decadenziale previsto dalla legge.

Infatti, appare significativo che il funzionario del sindacato che ha promosso la richiesta di convocazione presso la commissione di conciliazione, dopo la fissazione del 15.5.2007 dalla della data di comparizione, comunicata dalla commissione medesima (doc. n. 7 di fascicolo attoreo), ha provveduto a richiedere, nel maggio del 2007, l’annullamento della convocazione medesima, significando che la datrice di lavoro M.F. non sarebbe stata avvisata dal funzionario medesimo della opposizione al licenziamento della dipendente P.S. (doc. n. 8 di fascicolo attoreo).

La circostanza rimarca che, in effetti, il sindacato avesse ricevuto specifico incarico di provvedere ad impugnare in via stragiudiziale il licenziamento, tanto che in atti è acquisita la lettera datata 28.3.2007 relativa proprio all’opposizione al licenziamento redatta su carta intestata della *** e recante il timbro della medesima organizzazione sindacale, impugnazione che, tuttavia, non è più stata inviata, neppure richiedendo alla lavoratrice di provvedere alla sua sottoscrizione per conferma, con la conseguenza che il funzionario ha provveduto a chiedere l’annullamento della convocazione presso la commissione di conciliazione, secondo quanto già rammentato, con conseguente scadenza del termine di decadenza previsto dall’art. 6 l. n. 604/1966.

Ebbene, nessuna altra prova smentisce seriamente tale complesso di elementi indiziari, neppure quanto dichiarato dal teste V. F. circa il fatto che il sindacato provvederebbe dapprima a sollecitare la convocazione presso la commissione e quindi a far firmare il mandato per l’impugnazione del licenziamento, mandato che non risulta essere mai stato sottoscritto da P.S.. In realtà, una volta ricevuto l’incarico di assistenza nella lite insorta a seguito del licenziamento della dipendente, l’organizzazione sindacale avrebbe dovuto provvedere, secondo la diligenza richiesta, a inviare l’impugnazione stragiudiziale, non essendo neppure richiesta una delega scritta, come già detto, ovvero, ove essa fosse stata necessaria per motivi interni, avrebbe dovuto tempestivamente richiedere la firma alla propria assistita.

Diversamente, nel caso di specie, il sindacato non solo non ha inviato alcuna impugnazione alla parte datoriale, ma ha addirittura chiesto l’annullamento della conciliazione presso la commissione competente, essendo privo di rilievo, al fine di escludere l’inadempimento colpevole, il fatto che il funzionario non avrebbe inviato l’impugnazione per non meglio precisati e provati motivi di salute.

Accertato l’inadempimento del mandato dedotto in giudizio, altra questione è quella del danno risarcibile, previa verifica della probabilità per P. S. di ottenere tutela giudiziale ove non le fosse stata pregiudicata la possibilità del risarcimento a causa della decadenza dell’impugnazione del licenziamento asseritamente illegittimo.

In tema di trasferimento di azienda, l’art. 2112 comma 4 cc, nel disporre che il trasferimento non può essere di per sé ragione giustificativa di licenziamento, aggiunge che l’alienante conserva il potere di recesso attribuitogli dalla normativa generale; ne consegue che il trasferimento di azienda non può impedire il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sempre che questo abbia fondamento nella struttura aziendale e non nella connessione con il trasferimento o nella finalità di agevolarlo (Cass. n. 15498/2008).

Nella specie, la comunicazione di licenziamento del 15.2.2007 inviata a P. S. fa riferimento alla oggettiva necessità del recesso dal rapporto di lavoro subordinato in ragione della drastica riduzione dell’attività di vendita, senza alcuna prospettiva di miglioramento, essendo costretto il datore di lavoro a chiudere l’attività.

In realtà, risulta dalla documentazione dimessa al fascicolo attoreo che in data 28.2.2007 M. F. s.r.l. ha provveduto a cedere l’azienda a P. di G.S. e C. s.n.c. e che dopo la comunicazione del licenziamento la stessa P.S. è stata impiegata al fine di impartire il tirocinio per l’utilizzo del registratore di cassa proprio alla signora G. (docc. n. 8 e 9 di fascicolo attoreo).

Consegue che nel caso di specie il licenziamento per motivo oggettivo, in realtà, è insussistente in quanto non giustificato in ragione della struttura aziendale, ma adottato in connessione e per agevolare il trasferimento d’azienda.

Ove il licenziamento fosse stato impugnato, con ogni ragionevolezza P. S. avrebbe ottenuto, all’esito del giudizio, la tutela risarcitoria richiesta, e da commisurarsi in sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, considerata l’anzianità decennale dell’attrice, a norma dell’art. 8 l. n. 604/1966.

Viste le buste paga dimesse in atti l’ultima retribuzione globale di fatto deve essere commisurata in euro 1.220,04.=, per cui parte convenuta deve essere condannata a pagare in favore dell’attrice la somma complessiva di euro 7.320,24.=, oltre rivalutazione secondo gli indici ISTAT ed interessi compensativi al tasso legale calcolati dalla data del licenziamento fino al saldo.

Quanto agli ulteriori danni non patrimoniali subiti dall’attrice a causa dell’inadempimento della convenuta, deve rilevarsi che in atto di citazione si è svolta una assai generica allegazione, senza alcuna precisazione del pregiudizio sopportato. Solo in sede di memoria ex art. 183 comma 6 n. 2) P.S. ha chiesto di provare, in modo certamente inammissibile, la sussistenza di malattia medicalmente accertabile asseritamente contratta a causa del licenziamento, posto che di essa non ha dato preventiva allegazione nelle proprie precedenti difese assertive.

L’esito della lite espone parte convenuta alla rifusione delle spese di lite in favore dell’erario, risultando P.S. ammessa al beneficio del patrocinio a carico dello Stato.

P.Q.M.

Il Tribunale di Venezia, definitivamente pronunciando, rigettata e dichiarata inammissibile ogni altra domanda ed eccezione, così provvede:

  1. condanna la convenuta *** a pagare in favore dell’attrice P. S. la somma di euro 7.320,24.=, oltre rivalutazione secondo gli indici ISTAT ed interessi compensativi al tasso legale calcolati dalla data del licenziamento fino al saldo;
  2. condanna la *** a pagare in favore dello Stato le spese di lite che si liquidano in euro 39,00.= per esborsi ed euro 5.000,00.= per compensi professionali, oltre accessori di legge.

Venezia, lì 17.4.2014

Il Giudice Unico

Luca Boccuni