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Appalti Sanità «Rischio monopolio» Indaga l’Antitrust

Il business degli appalti milionari della Sanità lombarda è di nuovo nell’occhio del ciclone. Il motivo è ancora il rischio di monopolio di un’unica impresa che s’aggiudica lavori negli ospedali, con cifre che superano anche i 10 milioni di euro a colpo. Stavolta non c’è nessuno scandalo giudiziario, come quello che ha appena travolto le cliniche dei denti aperte negli ospedali pubblici ma tutte di proprietà dell’imprenditrice Maria Paola Canegrati, oggi in carcere a San Vittore per corruzione. Qui il problema è di libera concorrenza del mercato, principio fondamentale per consentire alle aziende di partecipare alle gare, poterle vincere e permettere all’amministrazione regionale di ottenere prezzi più competitivi senza spreco di soldi pubblici.
L’Antitrust ha appena aperto un fascicolo, il Dc8811, sulla gestione e la manutenzione delle apparecchiature mediche in Lombardia.

In gioco ci sono contratti della durata dai tre anni in su. Dal 2014 praticamente tutti i più importanti appalti per il corretto funzionamento di ecografi, tac, risonanze magnetiche, mammografi digitali, elettrocardiografi, apparecchi per la sala operatoria e perfino per la misurazione della pressione — insomma per gli oltre 10 mila macchinari in funzione in media in ciascun ospedale — sono stati vinti da Tecnologie Sanitarie. È una società per azioni di Roma, con un giro d’affari di quasi 60 milioni di euro l’anno e un utile che nel 2014 ha superato i 9 milioni (più 30% rispetto all’anno precedente).

Negli ospedali lombardi l’impresa si è aggiudicata gare a Vimercate, Melegnano, Chiari, Seriate, Mantova, Esine. Desenzano e Cremona sono in fase di aggiudicazione. E c’è una lettera d’intenti anche di Lecco. Tecnologie Sanitarie poi ha contratti ancora in corso al Sacco di Milano, Lodi, Brescia e Treviglio. «Tecnologie Sanitarie spa è leader italiano nei servizi di ingegneria clinica — si legge sul sito della società —. Con un’esperienza che continua a maturare e a crescere con la gestione di oltre centomila apparecchiature di ogni livello tecnologico».

Lo scorso 28 gennaio è partita una segnalazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’Antitrust appunto. «Il problema — scrive la società Biomed consulting srl, una delle concorrenti di Tecnologie Sanitarie — è il rischio di concentrazione che, vista la situazione in Lombardia, può degenerare in un vero e proprio monopolio». È un’accusa mossa da interessi privati dall’impresa che non riesce a vincere le gare, che si muove per ostacolare la sua principale competitor? Tutto può essere.

Resta il fatto, però, che dopo avere esaminato la questione, il 10 marzo l’Antitrust ha deciso di aprire un’istruttoria. Nel suo esposto la Biomed consulting srl contesta soprattutto il sistema di aggiudicazione degli appalti. In base alla norme in vigore, gli ospedali lombardi possono non indire nuove gare, ma aderire ad appalti assegnati da altri. «Questi accordi esautorano i principi e le finalità in favore della concorrenza, alla base della disciplina degli appalti pubblici, con grave danno per gli operatori del mercato».

I bandi centralizzati sono importanti per favorire economie di scala, con prezzi più vantaggiosi: «Ma in questo caso non si tratta di gare centralizzate, ma indette nello specifico interesse di un singolo ospedale — chiarisce la Biomed —. Gli altri si aggregano successivamente, evitando di fare nuove gare». Gli ospedali che hanno seguito questa procedura sono convinti, comunque, di essere riusciti a strappare prezzi più vantaggiosi.

Ma ora dovrà esprimersi l’Antitrust: «La pratica è stata attribuita per competenza alla direzione Manifatturiero e Servizi di questa Autorità — si legge —. Verificheremo la rilevanza dei fatti segnalati ai fini dell’applicabilità delle disposizioni di legge (la numero 287 del 10 ottobre 1990, intitolata «Norme per la tutela della concorrenza e del mercato», ndr) e avremo cura di tenere al corrente del seguito che l’Autorità intenderà dare alla segnalazione».

Simona Ravizza
milano.corriere.it