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E’ nato il triangolo sanitario: Liguria, Lombardia e Piemonte

Nasce il “triangolo sanitario”: Liguria, Lombardia e Piemonte. Oltre al protocollo d’intesa firmato ad Expo, tra Liguria e Lombardia, è entrato in gioco anche il Piemonte, con un accordo tra l’assessore regionale alla Sanità della Liguria, Sonia Viale e il suo collega piemontese, Antonio Saitta. Viale conferma la realizzazione dell’ospedale Galliera. E lancia la «rete sanitaria “a km 0”, “sempre vicino ai cittadini».

È cominciato come accordo sul turismo, ma la novità è che Liguria, Piemonte e Lombardia lavorano insieme sulla Sanità. Come funzionerà?
«Ho incontrato più volte, in commissione Sanità a Roma, l’assessore regionale piemontese Saitta e lo stesso presidente Toti sta lavorandoci, con Sergio Chiamparino. Puntiamo a stringere una serie di accordi tra enti e tra aziende ospedaliere, liguri e piemontesi, così come abbiamo fatto tra il Gaslini di Genova e il Buzzi di Milano. Una serie di accordi operativi per aumentare l’offerta ai cittadini».

Quale sarà il cuore della sua riforma della Sanità ligure?
«L’integrazione tra Sanità e Sociale, che finora non esisteva. Sono rimasti due ambiti separati, vanno organizzati insieme, il Sociale può fare risparmiare risorse e alleggerire il carico della Sanità. E la Sanità, così, può migliorare la propria efficienza e il servizio».

E i privati?
«Il nostro obiettivo è il miglioramento delle prestazioni sanitarie: il privato accreditato sarà coinvolto in maniera connessa alle necessità dei diversi territori e rispetto alle diverse specialità».

Il nuovo ospedale Galliera si farà?
«È un percorso avviato. Sarà mantenuto tutto il patrimonio ospedaliero presente, non ci sarà alcuna chiusura, ma invece introdurremo un nuovo modello organizzativo: vogliamo creare una rete a “km 0”, la stiamo costruendo con i medici di medicina generale, i pediatri e le farmacie».

E l’ospedale del Ponente?
«Non la faccio da sola una scelta del genere. Un ospedale costa 170 milioni di euro. Va fatto un percorso con il territorio, ho trovato una situazione che è tutta da iniziare. Perché l’ospedale del Felettino si fa e quello del Ponente no? Mi sono trovata un’area metropolitana con un’offerta abbondante, ma non organizzata, e con eccellenze non “sfruttate”».

La rete ospedaliera di Genova?
«Galliera, Evangelico, San Martino, Gaslini non dialogano. Questo deve cambiare. Innanzitutto individuando per ciascuno un’identità, che coincide con le proprie eccellenze. Il primo merito va al commissario Asl3, Luciano Grasso: ha messo a sistema tutto questo, affrontando il problema delle liste d’attesa, che ha tagliato con il “recall” a casa dei pazienti. Da questa esperienza, gli ospedali stanno imparando che in rete si lavora meglio».

Quando parla di “km 0”, parla anche di Case della Salute?
«L’esempio della Casa della Salute in Valpolcevera è utile: avevamo trovato tre progetti diversi, tutti con criticità, e un presunto stanziamento, che non c’era, di 4 milioni. La realizzeremo tra il Pastorino e il Celesia, dove andranno le residenze per anziani, a 600.000 euro».

Il Libro Bianco della Liguria come quello della Lombardia? Chi lo ha scritto?
«È stato redatto con il supporto tecnico del commissario Ars Liguria, Walter Locatelli e con la mia regia politica.
Anche se il modello di riferimento è Lombardia, ci sono diversi aspetti diversi: quello era un libro di duecento pagine, il nostro è molto snello, deve essere uno strumento, certificato, di lavoro: operativo».

Le bastano le risorse?
«Alla Liguria sono assegnati 3.044.793.047 euro. Quello che ci aspettavamo, ma lì dentro ci deve stare tutto: anche i farmaci innovativi, i nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza, il personale».

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