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Truffa sui rimborsi per la dialisi: arresti e denunce fra Parma e Reggio

Avevano imbastito una piccola associazione a delinquere per speculare sulle dialisi ai danni servizio sanitario nazionale. Si è conclusa oggi con un blitz dei carabinieri del Nas di Parma presso il centro nefrologico Dialcenter di via Zuffardi a Fornovo, accreditato dall’Ausl, una truffa perpetrata per anni dal personale medico e sanitario della struttura.

Due persone sono finite agli arresti domiciliari: il legale responsabile della società, che gestisce anche un centro medico a Traversetolo, e un’infermiera professionale che ricopriva funzioni di coordinatrice. Entrambi sono residenti nel parmense. Inoltre è stato colpito da un’interdittiva dalla professione medica per 12 mesi lo specialista del centro, un medico residente a Reggio Emilia, che prescriveva le sedute di dialisi ai pazienti. Per loro l’accusa è associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e al falso materiale.

Altre quattro persone che hanno lavorato nella struttura sono indagate a vario titolo. Il pm Giuseppe Amara, titolare dell’inchiesta, ha contestato anche alcuni episodi di violenza privata perché alcuni membri del personale sanitario sarebbero stati minacciati per segnare sulle cartelle cliniche dei pazienti sedute di dialisi mai effettuate.

L’operazione, denominata “Dialbolik”, ha preso il via nell’estate 2014 in seguito a un controllo di routine dei militari del Nucleo Antisofisticazione. I conti non tornavano: tutte quelle sedute di dialisi extra prescritte ai pazienti risultavano anomale rispetto alle medie di altri centri della Regione Emilia Romagna. Sono stati fatti confronti con strutture simili, come un centro nefrologico di Modena: era assolutamente inconsueto che allo stesso paziente fosse prescritta una seduta tutti i giorni, quando l’intervallo è solitamente di due giorni.

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