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“La mafia si è ormai insediata in Lombardia”, Bindi a Milano lancia l’allarme sulla Sanità

“Il concetto di infiltrazione mafiosa è superata. Si può parlare di veri e propri insediamenti mafiosi”. Questo ha detto Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia, al termine di due giorni di missione istituzionale a Milano. E ha lanciato un appello: “Le amministrazioni locali dei piccoli Comuni sono preda privilegiata delle mafie, dal momento che le si può controllare con poche centinaià di voti. In vista delle prossime elezioni amministrative, l’appello alla politica è quello di non cercare scorciatoie pericolose per vincere. Particolare attenzione sia data al proliferare delle liste civiche. Se si teme che le preferenze siano fattore di voto di scambio, avrebbe senso inserire le liste bloccate nelle amministrazioni locali, che sono le vere prede delle mafie, molto più che il parlamento nazionale. Il vero interesse mafioso si rivolge alle stazioni appaltanti locali”.

La relazione di Rosy Bindi si è tenuta in prefettura, alla presenza del prefetto Alessandro Marangoni. Nel corso dei due giorni di visite in città, Bindi ha avuto modo di incontrare i rettori delle università milanesi e Ilda Boccassini, procuratore aggiunto a capo della Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Milano. Un’occasione per lanciare un allarme: “La crisi ha facilitato mafia e ‘ndrangheta, creando nuove complicità con il mondo economico ed estesi spazi di omertà. Ne ho parlato con Boccassini, con particolare riferimento ai rapporti fra criminalità organizzata e mondo della sanità, dove la presenza mafiosa è purtroppo importante”, ha detto Bindi. Ma si è anche complimentata per il fatto che “in occasione di Expo, le istituzioni hanno sperimentato un modello efficace di contrasto alle realtà mafiose. Una lezione di cui si dovrà fare tesoro, anche nel dopo-Expo”.

In riferimento ai controlli antimafia nella fase di smantellamento dell’area Expo, il prefetto Marangoni ha spiegato come “il 31 dicembre scorso, le due piattaforme informatiche di controllo e certificazione antimafia per le società coinvolte in Expo sono state disattivate, alla scadenza del contratto. Ma le informazioni restano accessibili e le stiamo utilizzando per verificare che non vi siano infiltrazione mafiose nemmeno nelle operazioni di smantellamento. È chiaro che se Expo spa ci avesse consentito di utilizzare le piattaforme più a lungo, saremmo stati agevolati”.

Per Claudio Fava, deputato di Sinistra italiana, “per le organizzazioni mafiose la sanità costituisce un terreno fertile e un capitale sociale. Altro terreno pericoloso è quello dell’evasione fiscale, reato-spia tipico di situazioni inquinate dalla presenza mafiosa”. Francesco D’Uva, del Movimento 5 Stelle, dice: “Nelle regioni meridionali il problema mafioso resta più forte e arriva poi a coinvolgere tutto il territorio italiano”.

Al termine della sua relazione, Bindi ha annununciato: “Faremo un censimento assieme alla conferenza dei rettori di tutte le realtà universitarie che in Italia studiano il fenomeno mafioso”. Da questa collaborazione nascerà “un ampio protocollo di collaborazione a livello nazionale, con il coinvolgimento del ministero dell’Istruzione”. È la terza volta che la commissione fa visita a Milano dall’inizio della legislatura.

milano.repubblica.it di FRANCO VANNI