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Sanità, il pasticcio di Vimercate Stop all’appalto poco trasparente

Lì, nella palazzina color mattone di fronte al posteggio, nuova di zecca e costata all’ospedale due milioni di euro, non c’è neppure l’ombra di fisioterapisti al lavoro. Ancora nessuna cura per i malati, solo soldi pubblici buttati al vento. Il pasticcio dell’appalto per la riabilitazione dell’ospedale di Vimercate, raccontato nelle scorse settimane dal Corriere, è una volta di più la prova di come gli affari poco trasparenti creano danni ai pazienti. Cinque anni e mezzo dopo l’avvio della gara d’appalto, c’è solo una montagna di carte all’esame della Procura di Monza. Ed è proprio di queste ore la decisione dei nuovi vertici sanitari di Vimercate, su suggerimento del Pirellone, di revocare l’appalto. È l’unica soluzione, in nome della trasparenza. Meglio rifare tutto.

I funzionari sono al lavoro, lo stesso gli avvocati. L’ospedale di Vimercate è pronto ad annullare l’appalto per presunti favoreggiamenti alle società di Maria Paola Canegrati, la zarina delle cure dentarie finita in carcere lo scorso 16 febbraio per corruzione insieme con Fabio Rizzi, il braccio destro sulla Sanità del governatore Roberto Maroni. Gli interessi della Canegrati, evidentemente, andavano oltre il business dei denti.

Il nuovo filone d’indagine nasce da un esposto presentato in Procura a fine ottobre da Giovanna Ceribelli, l’ormai noto revisore dei conti che ha fatto esplodere anche lo scandalo Smile. Dopo la segnalazione della commercialista, si è messa al lavoro anche la commissione d’indagine del Pirellone guidata dall’ex generale della Guardia di Finanza Mario Forchetti. E ora ci sono i primi risultati.

La firma per la risoluzione del contratto da 17 milioni di euro per nove anni appare questione di ore. È il bando vinto dalla società Salus, che ha come legale rappresentante proprio la Canegrati, per occuparsi delle cure di riabilitazione dei pazienti dell’ospedale, nella palazzina costruita per l’appunto con 2 milioni di euro di soldi pubblici, più altri due messi dall’impresa stessa.

Quando il 26 ottobre 2010 l’azienda si presenta al sopralluogo obbligatorio per partecipare alla gara, non esiste: la società non è ancora nata. «La Salus services srl — scrive Ceribelli — verrà costituita solo il 3 novembre 2010 e vincerà la gara, in quanto le altre aziende partecipanti non presenteranno offerte, ma presteranno i propri servizi alla Salus stessa».In sintesi: secondo l’esposto in Procura l’appalto è stato vinto da una società della Canegrati che nelle fasi iniziali della gara ancora non esisteva e gli altri concorrenti si sono ritirati per lavorare per la Canegrati. Ma che cosa si nasconde dietro tutto ciò?

Di qui la decisione di procedere all’annullamento della gara, svolta nel 2010, piena era formigoniana. L’obiettivo del Pirellone ora è di prendere anche provvedimenti contro i funzionari coinvolti. «È riscontrabile dai fatti e dagli atti — si legge nelle carte — che l’ospedale di Vimercate a suo tempo non ha effettuato i controlli dovuti sull’appalto». Del resto, c’è anche un problema di subappalti.

«La Pangea presta i propri requisiti tecnici ed economici alla Salus — si legge nei documenti finiti in Procura —. Ma se si verifica quali caratteristiche vengono chieste dal bando di gara, la Pangea non li possiede (eppure sono requisiti importanti come «l’esperienza specifica nella gestione di un servizio di carattere sanitario che preveda la gestione di personale medico infermieristico»,ndr)». Nel frattempo chi ci è andato di mezzo sono i pazienti. Ancora adesso — e chissà per quanto altro tempo — senza le cure di riabilitazione promesse dal bando di gara. Vinto dalla zarina dei denti.

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