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Morti in corsia, scarcerata l’infermiera di Piombino: «La giustizia prima o poi arriva»

«E’ stato un incubo infinito, ventun giorni che non passavano mai. Però la speranza c’era. E adesso finalmente vedo che la giustizia sta facendo il suo corso. La giustizia c’è e prima o poi arriva». Fausta Bonino è ancora frastornata quando sale sulla Panda blu del figlio Andrea, medico, specializzando in anestesia, appena arrivato davanti al carcere Don Bosco di Pisa. «Mamma mi ha avvertito babbo, io ero in clinica e ho chiesto subito un permesso. Torniamo a casa», ha detto abbracciando la madre. Il marito lo ha chiamato Fausta dal carcere: «Renato, è arrivata la decisione del Tribunale del riesame di Firenze, l’ordinanza di custodia cautelare è stata annullata. Mi scarcerano, torno a casa. Venitemi a prendermi».

Durante il viaggio da Pisa a Piombino, un centinaio di chilometri, l’infermiera ha voluto telefonare al suo avvocato Cesarina Barghini. «Grazie, ti devo la vita, sei stata magnifica, mi hai tirato fuori di lì. Ti sarò riconoscente per sempre», ha detto al suo legale commossa. E lei: «Abbiamo scritto il primo capitolo Fausta, quello più importante, ma adesso continuiamo a combattere». Il legale dell’infermiera premette che ancora deve leggere con attenzione il dispositivo ma spiega che il giudice del riesame ha annullato completamente l’ordinanza di custodia cautelare.

«E’ evidente che, come avevamo dimostrato, non c’erano prove e gli indizi della procura di Livorno erano debolissimi. Addirittura c’erano stati errori nelle intercettazioni e le accuse ruotavano tutte sulla presenza della mia assistita a tutte le tredici morti, ma questa non è affatto una prova, semmai una coincidenza temporale». La procura di Livorno non ha voluto commentare. «Parleremo domani quando valuteremo le decisioni del riesame», ha detto il procuratore Ettore Squillace Greco.

Durante i 21 giorni di detenzione, Fausta Bonino ha sempre professato la sua innocenza e durante l’interrogatorio di garanzia ai magistrati ha giurato sui figli che lei in quelle morti lei non c’entrava niente e che era tutto un grande e terribile equivoco. E ha anche annunciato una querela contro chi ha raccontato di averla vista fare un’iniezione a un congiunto prima della morte. «Non è vero, lo smentiscono anche i colleghi che erano presenti, quando sarà finito tutti lo denuncerò», ha spiegato.
Chiusa in una cella insieme a un’altra detenuta, ogni giorno e ogni notte la Bonino ha cercato di ricordare che cosa fosse accaduto in quel reparto.

Era stata lei tra le prime a parlare di morti anomale e insieme ad altre colleghe ne aveva parlato con i alcuni dirigenti dell’ospedale di Piombino, ma l’emergenza non era scattata e proprio in questi giorni anche un’indagine della Regione ha riconosciuto che al nosocomio piombinese ci sono state criticità che non hanno consentito di accorgersi di ciò che stava accadendo. Anche sull’accusa d’essere sempre presente in reparto nei tredici casi di morte sospette, l’infermiera ha dato una sua versione: «Ero l’unica in quel reparto a non fare turni di notte e dunque avevo diverse presenze dagli altri colleghi. Ma non sono stata sempre presente. In alcuni casi ero a riposo». Durante un interrogatorio aveva guardato i magistrati negli occhi con orgoglio. «Ho scelto di fare l’infermiera non per uccidere la gente ma per salvarla».

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