Federazione Sindacati Indipendenti

Pensioni, Da oggi al via il part-time agevolato per gli ultra 63enni

Parte oggi ufficialmente il Part Time agevolato per gli ultra 63enni. La misura consentirà ai lavoratori dipendenti del settore privato a tempo indeterminato, a seguito di un accordo con il datore di lavoro, di attivare su base volontaria il part-time con una riduzione dell’orario di lavoro tra il 40 ed il 60% dell’orario pieno. Per accedere al beneficio il lavoratore prima di tutto dovrà richiedere all’Inps la certificazione che attesta il possesso del requisito contributivo (almeno 20 anni di contributi) e la maturazione di quello anagrafico entro il 31 dicembre 2018. In sostanza possono accedere alla misura solo i lavoratori nati entro il 31 maggio 1952. Dopo il rilascio della certificazione da parte dell’Inps, il lavoratore ed il datore dovranno stipulare un ‘contratto di lavoro a tempo parziale agevolato’ nel quale viene indicata la misura della riduzione di orario.

Tra il 40 ed il 60 per cento dell’orario pieno. La durata del contratto è pari al periodo che intercorre tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione, da parte del lavoratore, dell’età per il diritto alla pensione di vecchiaia. Dopo la stipula del contratto, il decreto prevede il rilascio, in cinque giorni, del nulla osta da parte della Direzione territoriale del lavoro. Una volta acquisito il provvedimento di autorizzazione della DTL o trascorsi inutilmente cinque giorni lavorativi (vige la regola del silenzio assenso) il datore dovrà trasmettere istanza telematica all’INPS, contenente il dato identificativo della certificazione al diritto già ricevuto dall’Inps nonché le informazioni relative al contratto di lavoro e le informazioni necessarie ad operare la stima dell’onere del beneficio figurativo da riconoscere sulla pensione.

Entro cinque giorni lavorativi decorrenti dalla ricezione dell’istanza telematica l’Inps dovrà comunicare al datore l’accoglimento definitivo o il rigetto dell’istanza. La concessione del beneficio, infatti, è legata alla capienza delle risorse stanziate dal Governo (pari ad un massimo di 60 milioni di euro per il 2016, 120 mln per il 2017 e 60 mln per il 2018). Qualora dal monitoraggio delle domande di accesso comunicate dalle imprese e dai relativi oneri corrispondenti al riconoscimento della contribuzione figurativa valutati anche in via prospettica, risulti superato, anche per una sola annualità, il limite delle risorse, l’INPS dovrà respingere le domande di accesso al beneficio per esaurimento delle risorse finanziarie riferite a quello specifico anno.

Il Part-Time conviene soprattutto al lavoratore
In definitiva l’opzione part time agevolato per gli ultimi anni di lavoro conviene soprattutto al dipendente che potrà, in questo modo contare su una retribuzione netta con il part-time superiore a due terzi della somma che avrebbe percepito con il lavoro pieno per gli anni che lo separano dalla quiescenza. Ad esempio un lavoratore che passasse al part-time al 50% vedrà corrispondersi in busta paga una quota aggiuntiva, completamente esentasse, che si aggiungerà allo stipendio ridotto per effetto del part-time. In totale, considerando l’effetto fiscale, si può arrivare a percepire anche oltre il 75% della retribuzione netta ad orario pieno a fronte, però, del dimezzamento dell’orario di lavoro. Sino alla pensione di vecchiaia. Qui è possibile simulare gli effetti in busta paga della misura.

Da segnalare ai fini della determinazione dell’importo della somma da corrispondere in busta paga al lavoratore, il datore di lavoro dovrà tenere conto dell’onere contributivo che avrebbe sostenuto mantenendo il lavoratore in rapporto full-time a regime contributivo “ordinario”. Pertanto, a tal fine, il datore di lavoro determinerà la contribuzione a suo carico in misura piena, applicando l’aliquota IVS ordinaria (23,81% di regola) ancorché egli fruisca di incentivi economici o sgravi contributivi inerenti allo specifico rapporto di lavoro; ovvero determinerà la contribuzione a suo carico in misura ridotta ogniqualvolta sussista un regime contributivo differenziato.

Inoltre, una volta arrivato alla pensione, il lavoratore riceverà comunque un assegno pensionistico come se avesse lavorato fino alla fine a tempo pieno. Senza penalizzazioni sulla pensione dovute ad un calo della contribuzione. Meno evidenti i vantaggi per il datore di lavoro che, pur dimezzando la retribuzione da pagare, dovrà corrispondere la quota contributiva nella misura piena aumentando in questo modo il costo del lavoro su base oraria

pensionioggi.it