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Articolo 18 e pubblico impiego, la Cassazione esclude Fornero e Jobs Act

Le tutele previste dall’articolo 18 esistono ancora, anche se solo ed esclusivamente per quanto riguarda il pubblico impiego. Questo, in sintesi, il senso della sentenza numero 11868, depositata oggi, 9 giugno 2016, dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro. Confermata quindi la posizione del ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, che già nel dicembre di due anni fa aveva sostenuto la volontà di non applicare ai dipendenti statali e degli enti locali la licenziabilità senza possibilità di reintegrazione nel posto di lavoro.

LA SENTENZA DELLA CORTE – La Corte ha difatti chiarito che «il licenziamento del personale del pubblico impiego non è disciplinato dalla Legge Fornero – che nel 2013 aveva ristretto le tutele per il lavoratore licenziato – bensì dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Non solo, perchè secondo gli ermellini, anche «le modifiche apportate» dal Jobs Act voluto dal governo Renzi, che, tra l’altro, ha eliminato la reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa, limitandolo ai soli casi in cui l’allontanamento sia avvenuto per motivi discriminatori, «non si estendono» ai dipendenti della pubblica amministrazione, «sino al successivo intervento normativo di armonizzazione». Intervento che il governo sembra disposto a realizzare già all’interno del prossimo testo unito sul pubblico impiego, attraverso l’inserimento di una norma che chiarisca l’esclusione dei dipendenti pubblici dalle nuove regole.

RICORSO ACCOLTO – La C0rte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal Ministero delle Infrastrutture contro un funzionario, licenziato perchè svolgeva il doppio lavoro, al quale la Corte d’Appello aveva riconosciuto sei mesi di indennità risarcitoria, come previsto dalla Legge Fornero in caso di licenziamenti legittimi ma avvenuti con violazione delle procedure di contestazione disciplinare. In particolare, il Ministero aveva fatto reclamo contro i sei mesi di risarcimento. Accolto il ricorso in Cassazione, ora il caso è atteso di nuovo presso la Corte d’Appello.

Carlo Perigli
wakeupnews.eu