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Over 45, non c’è lavoro: cresce la disoccupazione

PISTOIA. Disoccupazione non solo per i giovani, ma anche per chi ha più di quarant’anni. La percentuale degli over 45 che si è iscritta ai vari centri per l’impiego di Pistoia e provincia tocca il 33% per questo 2016, a differenza di qualche anno fa dove la percentuale era intorno al 22%. Un dato drammatico, una percentuale altissima che tiene molti con l’acqua alla gola e non fa dormire la notte.

Nel 2015 gli over 45 che si sono iscritti al Centro per l’impiego di Pistoia sono stati 2.469, di cui 1.394 sono donne (56,5%) e 1.075 uomini (43,5%) su un totale di 7.565 disoccupati (di cui 4.044 donne e 3.521 uomini). Quest’anno, invece, dal 1 gennaio al 28 giugno scorso, gli over 45 iscritti sono 1.189, di cui 619 donne (52%) e 570 uomini (48%), su un totale complessivo di 3.579 iscritti (di cui 1.825 donne e 1.754 uomini). La percentuale degli over 45 è rimasta sempre la stessa per entrambi gli anni: il 33%. Un aumento considerevole, visto che tra gennaio e settembre 2010 gli iscritti al Centro per l’impiego pistoiese erano 6.772 di cui 1.522 sopra i 45 anni, con una percentuale per questi ultimi del 22,47%. Leggero aumento per l’anno successivo, il 2011, che contava un totale di 7.132 iscritti (sempre nel periodo tra gennaio e settembre), di cui gli over 45 erano 1.678, ovvero il 23,52%.

«In soli 4-5 anni la percentuale dei disoccupati sopra i 40 anni è aumentata vertiginosamente – spiega Daniele Gioffredi, Cgil Pistoia – passare dal 22,47% del 2010 al 33% di oggi è un problema non indifferente. Purtroppo sono tanti quelli che perdono il posto di lavoro tra i 40 e i 50 anni e che non riescono a reinserirsi. I dati statistici del Centro per l’impiego parlano chiaro: i giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro; gli over 45, che ci sono entrati precedentemente, una volta usciti rimangono spesso disoccupati». Significativo poi è il fatto che le difficoltà lavorative colpiscano soprattutto le donne, spesso divise tra lavoro e famiglia. «Ormai la divisione netta tra giovani e meno giovani non esiste più – continua Gioffredi – tante persone hanno maturato un’attività lavorativa unica durante la loro carriera, facendo lo stesso lavoro per anni: una volta persa l’occupazione, sono proprio questi ad avere difficoltà nella ricollocazione. La legge Fornero, dal suo canto, non ci ha aiutato, aumentando in modo devastante l’età pensionabile e inserendo ammortizzatori sociali che non consentono di accedere facilmente alla pensione prima di tre anni».

«Oggi, purtroppo, il mondo del lavoro necessita di bassa manodopera o di altissima qualificazione – conclude Gioffredi – la grossa
fetta di persone che sta nel mezzo rimane in un limbo». «Anche nel mondo vivaistico si sente questa difficoltà all’inserimento – gli fa eco Fabio Capponi, Cgil – negli anni passati chi perdeva il lavoro andava a lavorare alle piante pur di fare qualcosa: oggi non è più così».

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