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Cresce la domanda di prestiti, tassi mutui ai minimi

Da Bce, Bankitalia e Abi sono arrivate ieri delle istantanee della congiuntura creditizia italiana che segnalano il procedere della ripresa, anche se più modesta del previsto. Le immagini, però, sono state “scattate” prima del 23 giugno, data del referendum sulla Brexit che, come ha ripetuto anche ieri il Fondo monetario internazionale, costituisce un fattore di rischio sistemico per le banche dei paesi a congiuntura più fragile.

La Lending survey della Bce che per l’Italia è realizzata dalla Banca d’Italia, chiarisce in primo luogo che anche nel secondo trimestre dell’anno «i criteri di offerta dei prestiti alle imprese sono rimasti nel complesso sostanzialmente invariati; la forte pressione concorrenziale fra le banche ha, tuttavia, continuato a fornire un contribuito espansivo». In pratica, il barometro delle condizioni d’offerta è rimasto sul lato del tempo buono per imprese e famiglie, anche se, per quel che riguarda il nostro paese, con una lievissima attenuazione dell’alta pressione (la percentuale netta delle banche che segnalano un’attenuazione dei criteri di erogazione dei crediti scende lievemente rispetto al trimestre precedente). Le aziende di credito, inoltre affermano che nel prossimo trimestre le condizioni di 0fferta resteranno invariate. Quanto alla domanda di credito, la Lending survey rileva che lo scorso trimestre ha registrato un’ulteriore, lieve espansione e la tendenza è verso l’aumento anche nel trimestre in corso.

I dati quantitativi contenuti nell’ultimo outlook mensile dell’Abi, che verrà discusso oggi durante l’esecutivo dell’associazione dei banchieri, segnano un andamento stabile per i prestiti alla clientela erogati a giugno. Il totale degli impieghi, informa il Bollettino si è attestato a quota 1.825,9 miliardi di euro. La variazione annua del totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese è risultata pari a -0,04% nei confronti di giugno 2015, in marginale peggioramento rispetto al +0,3% tendenziale di maggio, ma in miglioramento rispetto al -0,5% di aprile 2016.

Sulla base degli ultimi dati ufficiali disponibili, relativi a maggio 2016, l’ammontare complessivo dei mutui in essere delle famiglie ha registrato un incremento dell’uno e mezzo per cento nei confronti di fine maggio 2015, quando già si manifestavano segnali di miglioramento, confermando, anche sulla base dei dati sui finanziamenti in essere, la ripresa del mercato dei mutui. Del resto, a giugno il tasso d’interesse sui mutui è sceso a un minimo storico: il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,21% contro il 2,25% di maggio e il 5,72% a fine 2007, prima della crisi. Sul totale delle nuove erogazioni di mutui, oggi circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Nel complesso, il totale prestiti all’economia (che include le famiglie, le imprese e la Pubblica amministrazione) ha segnato una variazione prossima allo zero (-0,3%).

Per quanto riguarda la raccolta, i depositi aumentano, a fine giugno, di quasi 45 miliardi di euro rispetto all’anno precedente (su base annua, +3,4%; +3% a maggio e +5,2% ad aprile), mentre si conferma la diminuzione, sempre su base annua, della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, (a giugno 2016: -15,1% per una diminuzione su base annua in valore assoluto di 62 miliardi di euro). L’andamento della raccolta complessiva (depositi da clientela residente più obbligazioni) registra a giugno 2016 una variazione, sempre su base annua, di -1,1%.

Le sofferenze al netto delle svalutazioni sono risultate pari a 84,9 miliardi di euro a maggio, in aumento rispetto agli 83,9 miliardi del mese precedente. Rispetto allo stesso mese del 2015, le sofferenze nette sono aumentate di circa 1,5 miliardi, per un tasso di incremento annuo dell’1,8%, in decelerazione rispetto al +5,3% di fine 2015. Il rapporto sofferenze nette/impieghi totali si è collocato al 4,72% in aumento rispetto al 4,67% di aprile 2016 e al 4,62% di maggio 2015.

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